SCHIZZI di Maria Giovanna Augugliaro

(30 recensioni dei clienti)

10,00 IVA Inclusa

Racconti. pagg.124

Con prefazione di Francesco Bruni

COD: ISBN-978-88-6282-203-9 Categoria:

Descrizione

“I racconti brevi di Giovanna Augugliaro si offrono al lettore all’insegna di uno schema narrativo ritornante, ed elementare: un uomo e una donna, o meglio una donna e un uomo colti nel punto in cui giunge a conclusione un rapporto affettivo. Nell’ora della svolta le narrazioni danno conto di come il legame si è stretto, e delle prospettive che, dopo la rottura, si aprono al personaggio femminile. Passato e futuro si condensano nel momento della svolta, e tutta la vicenda è narrata in maniera sintetica (schizzi, appunto). Entro questo schema fisso l’Autrice fa emergere sentimenti e stati d’animo di coppie variamente in crisi, fissate in una prosa asciutta, impersonale, fatta di frasi brevi, che scavano nell’interiorità in un modo apparentemente impassibile dal quale emerge la varia umanità di rapporti giunti al momento decisivo, di legami che si sono sciolti o che ancora resistono ma che è necessario spezzare. La prosa dell’autrice, esente da ogni concessione al sentimentalismo, alla commiserazione, al buonismo ipocrita, sa esprimere in modo stringato l’origine di un rapporto, la sua apparenza, la sua verità effettuale, fino alla conclusione. Le descrizioni ambientali sono ridotte al minimo e, in una scrittura ispirata alla brevità, hanno rilievo le note sull’aspetto fisico, l’abbigliamento dei personaggi e il loro modo di apparire, sicché anche la discesa nel loro intimo è legata all’aspetto visibile ed evita il rischio dell’astrattezza (….)” (tratto dalla prefazione di Francesco Bruni).

 

Notizie sulla scrittrice:

Maria Giovanna Augugliaro, avvocato, si è occupata per anni dell’organizzazione di processi orientativi e delle tematiche connesse al mondo del lavoro. Nel 2006 in qualità di esperta del mercato del lavoro diventa direttore degli Sportelli Multifunzionali dell’ODA per le province di Catania ed Enna partecipandoanumerosi convegni in materia di cultura d’impresa.

I suoi racconti sono presenti sulla rivista on line Lunarionuovo e nelle antologie realizzate in occasione di concorsi nazionali e internazionali. Quasi tutti quelli presenti in questo testo hanno ricevuto un riconoscimento: I conti della vita, segnalazione di merito al premio Hombres Itinerante 14°edizione, Domande senza risposta, vincitore sezione inediti, premio internazionale Navarro 2017, Una vita amara, II posto concorso nazionale Bukoskeggiando, Il lupo di notte, premio della giuria concorso internazionale Ranieri Filo della Torre, U mari vota, III posto concorso internazionale Versi sotto gli irmici, La trappola, finalista Premio letterario d’Arte e Cultura Mario dell’Arco.

Ha pubblicato con la casa editrice Prova d’autore “L’ANAGRAMMA DELLA VITA – Racconti di un Venerdì”. Una raccolta di racconti fiabeschi proposta per la lettura in molte scuole dell’hinterland catanese.

Il significato allegorico, a tratti mistico, delle favole cede il passo in questa nuova raccolta alla descrizione scarna e cruda della realtà suggerendone un’insolita chiave di lettura.

30 recensioni per SCHIZZI di Maria Giovanna Augugliaro

  1. Francesca Simone

    La lettura del libro mi ha emozionata in tanti sensi. La prosa appare essenziale ed incisiva, cosa che io apprezzo moltissimo perché non amo le forme ridondanti. Con pochi tratti riesce ad evocare con un ottimo grado di definizione storie complesse che si affacciano alla mente del lettore ponendogli tanti interrogativi riguardo alla fatica del vivere le relazioni affettive, la malattia e le illusioni. Trovo bello che anche i personaggi maschili trovino il loro spazio anche se il tratteggio di quelli femminili risulta più incisivo. C’è in parecchi racconti l’ombra di tanto dolore (forse angoscia) ma c’è altrettanto presente il potere salvifico della speranza, del coraggio e della fede.

  2. Germanà Maria Antonella

    I racconti di Giovanna Augugliaro colpiscono il cuore.
    Tutti possono facilmente riconoscersi nelle situazioni e ne drammi narrati, poichè nessuno è esente dal dolore a causa di una perdita, una separazione, un lutto.
    In “Schizzi” non c’è appena la genialità della scrittrice che riesce a definire con una sola espressione il carattere dei suoi personaggi, c’è di più: l’intuizione del significato dell’attesa e della speranza.
    Questa la nota comune che emerge in ogni storia come un’ancora di salvezza su cui poggia la vita dei protagonisti.
    E’ un libro tutto al femminile in cui le donne si salvano e salvano con la loro sensibilità,determinazione, generosità, inesauribile energia.
    Non sono un critico letterario e si vede bene. Ma ho letto commossa, con grande coinvolgimento ed emozione.

  3. giovanni

    non avendo padronanza e familiarità di linguaggio e pensiero, cito un noto cantautore: “LE CANZONI NON DEVONO ESSERE BELLE, DEVONO ESSERE STELLE, ILLUMINARE LA NOTTE…”. Penso che questi Schizzi vadano proprio in quella direzione.

  4. Gretel Barone

    Nei personaggi del libro “Schizzi” rivedo una incredibile autenticità, quasi una familiarità. Mi colpisce il tratto assolutamente originale della scrittrice, la descrizione attenta di particolari che non sono mai minimali dai quali traspare l’anima dei protagonisti. Attraverso le loro storie, emerge uno sguardo serio e reale sul vivere umano, tra bassezze e ideali, sempre e comunque salvato, redento.
    Gretel Barone

  5. Angelo D’Arrigo

    Il libro raccoglie dieci brevi racconti e in ognuno è descritto un quotidiano amaro dove ci si può rispecchiare. Poi accade qualcosa di imprevisto, appena accennato, che dà nuova luce alla storia e che apre a un orizzonte nuovo.
    Un auspicio per tutti.
    O magari è già così e non ce ne accorgiamo.

  6. Innocenzo Grimaldi

    Nella quiete di Nicolosi ho avuto modo di leggere questa ultima fatica di Giovanna Augugliaro, casualmente dopo aver letto anche alcune novelle di Pirandello.
    Penso che la scelta di brevi racconti, asciutti, presi dalla realtà, sia stata veramente azzeccata; forse è proprio la nostra terra che favorisce questo tipo di approccio letterario. Mi ha colpito lo stile: sintetico, mai ridondante, essenziale; ma al contempo con una voluta ricerca del termine più coerente con il racconto, più pregnante per la descrizione dei fatti; ricercato, ma mai stucchevole; ricco di una sua intrinseca sobrietà. Veramente bello.
    Anche se, proprio per questo, costringe ad una lettura più attenta (anzi, a una rilettura) e a una più attenta ricerca di significato; cosa che abbiamo smarrito (fra le tante) nella lettura dei libri.
    La ricerca del termine più appropriato, più attento alla descrizione del fatto è condizione essenziale, quasi imprescindibile per esprimere al meglio una storia.
    Non posso che complimentarmi per il risultato e per la fatica che sicuramente tutto ciò sarà costato.
    Alcune delle storie poi sono veramente belle. Come efficacemente scritto nella prefazione, la realtà dalla quale queste prendono spunto è drammaticamente vera.
    Il libro ha il merito di porre la questione della drammaticità dell’esistenza al centro di tutto. Mi è molto piaciuta la seconda “novella”, “La chiave dell’enigma”: certo nel libro gli uomini non ci fanno una gran bella figura, però ho trovato questo racconto assai interessante…

  7. Sauli Angela

    Il mondo descritto negli “Schizzi” non è un posto tranquillo dove la vita scorre placida e tutto è perfetto. Con un tocco delicato e la giusta dose di ironia Augugliaro conquista il cuore.

  8. Manuelita Valvo

    Con una prosa essenziale e, a tratti corrosiva, l’autrice presenta al lettore Schizzi, una raccolta di 10 brevi racconti, 10 brevi atti di una rappresentazione che mette in scena l’amore!
    Su un lungomare freddo e (apparentemente) deserto incede, stancamente, Silence, spettatore attonito di un’esistenza senza meta. Quando, senza più fiato, siede su una panchina, si accorge della presenza di una donna bellissima. La donna lo attira a se’ con fare seduttivo e lui se ne innamora. È un sentimento tenero ma turbolento, che apre in Silence una voragine, una specie di tormento come l’ingresso nella vita. Silence ri-nasce, l’amore lo rende vero, finalmente protagonista della sua esistenza. La scena cambia e cambia l’amore, c’è l’amore perduto, immaginato, ritrovato, l’amore infinito delle madri che, tuttavia, non può dare risposta a tutte le domande. Giò e Max sono amici, si amano di un amore fraterno. Max ha una lunga cicatrice sul capo e ciò lo rende depositario di un segreto. Sul volgere della sera Giò e Max passeggiano vicino al mare, sono compagni di un viaggio verso una meta di cui non si conosce la distanza. Ma conta davvero la distanza? Nell’ultima scena, in una stanza d’ospedale, s’intravedono 3 signore distese su letti gemelli. Lei, Teresa, è quella sulla destra, è una scrittrice e ne ha passate tante ma, nonostante la vita è ancora in vita e racconta di quello che sa, non inventa, schizzi di vita, frammenti d’Amore. Racconta di Silence, di Max, di Tom, delle sue compagne di stanza, donne che hanno il coraggio di mostrarsi come sono, tremendamente vulnerabili. Distesa su un letto d’ospedale, nonostante le domande senza risposta, al di là delle inferriate delle sue paure, nella vita e nei sogni di tutti, Teresa avverte la presenza, vigile e amorevole, di Dio.
    E gliene è grata!

  9. dott. Francesco Spadaro

    “SCHIZZI” è una raccolta di racconti brevi, narrati con essenziale descrizione dei personaggi, di norma impegnati in un dialogo, uno scontro, un confronto o un conflitto. Il tutto con un linguaggio adulto, non indulgente a quell’addolcimento che a volte troviamo nelle novelle che, stabilendo una distanza tra il narrato e ciò che il lettore immagina, propongono al lettore una certezza di irrealtà.
    Invece i racconti di Maria Giovanna Augugliaro, pur spaziando dall’allegoria al quadro di vita vissuta, afferrano il lettore in una sensazione di tangibilità della vicenda letta.
    Gli “Schizzi” fanno sentire che il racconto ha in comune con la vita reale qualcosa che non è descritto ma c’è, e spesso è qualcosa che può volgere a soluzione del racconto, ma svelato da appena una frase.
    Si incontrano personaggi di varie età e condizione, che, se ispirati a incontri reali, passano attraverso la libertà narrativa, per mezzo della quale chi scrive non resiste dal far dire e fare ai propri personaggi ciò che è più consono non alla realtà, ma a ciò che si vuol narrare; in questo caso una rassegna delle domande più grandi della vita, affrontate tramite piccole storie. Il silenzio e la parola, la morte e la speranza, la vanità e l’amore, la tenacia e la stanchezza, l’effimero e l’eterno, in particolare la nostra ricerca di vivere una pace nel vedere le cose di ogni giorno.
    Pur nel tempo breve di un racconto, ogni personaggio è descritto nell’anima, anche attraverso un dettaglio, in modo che appaia sempre ben definito, immaginabile, capace di attraversare la pagina scritta per risultare visibile agli occhi di chi legge.
    E si avverte come un voler affermare che la differenza tra essere vincenti o vinti non è sempre definita, che l’ultima parola è affidata a qualcosa che non vediamo,

  10. Carmela

    Lo stupore. Si lo stupore di ricordi che ho provato leggendo il tuo libro. Ricordi che nell’essenza possono avvicinare tanti di noi e che in questo trova la forza per emozionarci e farci ricordare le cose veramente importanti e preziose della vita. Per me è proprio questo il tuo libro.

  11. Caterina

    Di Schizzi mi ha colpito l’essenzialità dello stile e la brevità dei racconti. Le parole colgono nel segno.
    Mi fanno desiderare di conoscere sempre più in profondità l’autrice che rimane ad oggi misteriosa ed ironica.
    Complimenti e buon lavoro

  12. R. P

    Non è facile rendere semplice la complessità’delle emozioni e fare la sintesi della dicotomia strutturale del carattere umano… L’ autrice è riuscita nell’intento, tratteggiando, a tinte pastello, l’arcano, con la delicatezza di una piuma.

  13. Maria Caltabiano

    È una piacevole sorpresa il secondo libro di Giovanna Augugliaro. Dopo il viaggio allegorico dell’Anagramma della vita, popolato da un mondo animale molto umano, nella sua nuova opera di brevi racconti Schizzi, la scrittrice ci porta nei frammenti travagliati di esistenze dolenti.

    Il lettore si trova spettatore coinvolto in relazioni quotidiane che nel corso della vita, per ragioni misteriose si ingarbugliano, provocando nei protagonisti un senso di inadeguatezza e di sconfitta.

    Una relazione che finisce, un matrimonio in affanno, una madre amareggiata, un amico al traguardo, una malattia…un caleidoscopio di circostanze e di personaggi che si impongono, si staccano dalla pagina per apparire nitidi con la loro fisionomia reale e ti toccano l’anima.

    “Sono frammenti di vite strane dai quali emana inquietudine. Schizzi colorati su una tela nitida”.

    Una bella “Prova d’autore”. In attesa della prossima palpitante creatura!

  14. Pina Pepe

    Quasi fotografiche le descrizioni dei personaggi e dei luoghi. Assoluta assenza di retorica e riempitivi. Un quadro chiaro e penetrante, colpi di pennello decisi nella raffigurazione di situazioni affettive dove spesso gli uomini, inadeguati compagni di viaggio restano stupiti, confusi interdetti, dalla capacità dello loro donne di comprendere e risolvere la loro inadeguatezza.

  15. Francesco Amico

    La lettura e le ri-letture del libro dal titolo “Schizzi” mi hanno destato emozioni divenute sempre più forti e profonde. Più che di schizzi, ho vissuto personalmente la sensazione di fotografie discrete e nello stesso tempo profonde, in grado di far riemergere dalla profonda e triste oscurità interiore, sentimenti vissuti ed “apparentemente controllati” con l’illusione di poterli consegnare definitivamente al passato e che il cuore invece rimbalza prepotentemente nel presente. Alcuni racconti sono particolarmente significativi; nella CHIAVE DELL’ENIGMA la scrittrice descrive la finalità del libro richiamando l’attenzione del lettore ai particolari che una volta svelati porteranno alle risposte, spesso scomode, ma che con la loro inevitabile verità sono destinate ad imporsi nonostante le resistenze che tentiamo di opporre.
    Nel racconto IL BRUJO risalta la contrapposizione di sentimenti che spesso attanagliano un’intera esistenza; l’uomo spesso tenta di nascondere il dolore di una ferita che il tempo non potrà mai sanare, anteponendo un’identità apparentemente serena ma drammaticamente fragile generata da una serie di autoinganni. Nel racconto UNA VITA AMARA emerge la drammatica ricerca del significato da parte dell’uomo di fronte al dolore generato da una sofferenza inspiegabile.
    Un plauso alla scrittrice che attraverso una scorrevole ed accattivante narrativa è stata in grado di condurre il lettore a guardarsi dentro in maniera semplice e sincera.

  16. Maria Rita Rinaldi

    Ho iniziato a leggere il libro quasi cercando i tratti di qualcuno o qualcosa che appartenesse alla mia storia, che mi fosse vicino, familiare come per capire se l’autrice potesse darmi qualche spunto su come incedere tra le fatiche e i dolori quotidiani. Le descrizioni sono crude, senza fronzoli, essenziali al punto giusto, ogni termine non è scelto a caso ma si colloca naturalmente li dove deve essere. L’autrice si muove con disinvoltura tra i personaggi aspettando rispettosamente che siano loro a condurre il loro raccontarsi. Al primo impatto mi è sembrato un libro preferenzialmente al femminile ma poi emergono anche delle figure maschili di notevole rilievo per la capacità di tenerezza, la delicatezza dell’animo ma anche per la fragilità più o meno celata nella difficoltà dei rapporti umani di cui è intessuta la vita. In ogni storia si intravede un punto di luce da cui è possibile riprendere il cammino e che va oltre i protagonisti stessi. La mia attesa è stata ampiamente soddisfatta, penso che lo rileggero’ben volentieri più volte proprio per assaporarne meglio tutte le sfumature.

  17. Pina Longo

    Leggendo “Schizzi”, ho percepito che c’è, ci deve essere, un punto in cui tutto si rompe. E non bisogna evitarlo quel punto.
    Perché da lì si va oltre. Oltre? Si, oltre. Laddove dimora il cuore.

  18. Salvo Pennisi

    Ho letto “Schizzi” avendo ancora negli occhi e nel cuore le pagine della prima pubblicazione “L’Anagramma della vita – Racconti di un Venerdì”, affascinato dalle fantastiche storie allegoriche in cui domina l’imprevisto come opportunità per un cambiamento della propria esistenza. In quest’ultima opera Agugliaro descrive con naturalezza, senza fronzoli e in alcuni casi anche in maniera cruda, le diverse sfaccettature del rapporto affettivo. Grande conoscitrice dell’animo umano, riesce ad affascinare il lettore raccontando con estrema semplicità e disinvoltura, fatti e circostanze estremamente vere in cui è inevitabile immedesimarsi. I brevi racconti anche quando descrivono situazioni drammatiche e particolarmente angosciose non lasciano mai spazio alla disperazione, ma risultano potenzialmente aperte alla speranza. “Occorreva solo attendere senza stancarsi” sembra suggerire per affrontare ogni difficoltà. L’attesa instancabile è l’atteggiamento primario dell’esistenza. Un libro che aiuta a riflettere su se stessi, proponendo una chiave di lettura dell’esistenza piena di speranza. Spero che l’autrice continui ad affascinarci con i suoi racconti.
    Salvo Pennisi

  19. Francesco Amico

    La lettura e le ri-letture del libro mi hanno suscitato intense emozioni svelando dettagli divenuti di volta in volta più nitidi.
    La narrativa fluida ed avvincente riesce a riprodurre quanto di più profondo si può nascondere dentro ogni uomo, spaziando dal dolore ed il patire che conducono alla ricerca di un significato oltre l’umano ragionare, all’amore deluso, generante un’inevitabile ed insopprimibile sofferenza, all’amore profondo, intenso, semplice ed inaspettato.
    Tra le righe si legge che l’attenzione ai particolari può condurre chi fiduciosamente saprà aspettare alla conoscenza di qualcosa di più grande.

  20. Catia Petta

    Quando scrive Augugliaro, nascono storie fendenti come le lame. Appena ce le hai tra le mani, si leggono tutte di un fiato in una tempesta che irrompe improvvisa e ti inzuppa fino alle ossa nello scrosciare profondo delle emozioni. Ma appena finito di leggere, senti il bisogno di ricominciare, più piano, un sorso alla volta, qualche goccia alla volta, per percepire ogni sfumatura narrata e soprattutto quelle non dette, ascoltando il segreto dolore che risuona nel tuo. Nei suoi racconti, ci sono domande che restano senza risposta, ci sono amori rubati che erano plastica e parevano d’oro, ci sono memorie di un giorno di niente, ci sono notti senza sonno e cuori tremanti di paura. Eppure le storie non finiscono lì, nel dolore. Perché il dolore concima il silenzio. Ma quando il silenzio germina la parola, è parola fresca che accarezza il cuore (La seduzione della parola). A volte però il dolore imbeve così tanto il silenzio da distillarne un gesto soltanto (Una vita amara, I conti della vita, U mari vota); quel gesto è più che parola, è un affondo ed è supplica.

    Augugliaro non scrive, scolpisce. Con piccoli colpi assestati, rimuove il superfluo svelando allo sguardo il nocciolo duro di svolte cruciali. Il nocciolo è il senso, chiarito o intravisto, comunque affermato dai protagonisti di ogni storia. Non è mai l’apparenza la chiave di volta di ogni racconto: il senso si annida profondo nella coltre che il dolore scava e rimuove. La chiave è una data (La chiave dell’enigma), la chiave è la strada, il destino della persona amata (Il brujo), la chiave è il bene per la vita propria e dei figli (Domande senza risposta). Un bene anche solo confusamente riconosciuto (I conti della vita), o di cui addirittura si è ignari e luminosi testimoni (Caterina in La trappola). Quando il dolore giunge al suo zenit, quando tutto sembra andare rapido verso la rovina certa, a volte basta ascoltare una voce per dissolvere il peso che soffoca fino il respiro, ed è quella squillante del vecchio Totò, che ha cura di ogni germoglio e operoso sa attendere l’olio buono dalle piante infestate (Il lupo di notte).

    I veri protagonisti si lasciano ferire dalla realtà. Fino a percepire un senso di luce abbagliante, di cui le stelle sono solo gli schizzi (U mari vota). Ed è un senso immenso di bene, a cui consegnarsi come fanno i bambini (Dio è grande), che tracima sollievo ed esonda la pace. Augugliaro racconta speranza, racconta di un parto che apre alla Vita. In ogni racconto.
    Catia Petta

  21. Marina Maugeri

    La prima cosa che viene da dire sull’ultima opera pubblicata da Giovanna Augugliaro è che “Schizzi” è proprio il titolo appropriato.
    Sembra di essere condotti infatti dal’autrice a visitare una galleria di ritratti per lo più abilmente tratteggiati con pochi cenni di matita.
    Si tratta prevalentemente di donne dolenti, alle quali Giovanna riconosce una grande sensibilità e una grande intelligenza (la sua?) che le rende protagoniste anche quando sono travolte da esperienze dolorosissime.
    Ciò che si intuisce è che dietro queste narrazioni c’è il coraggio dell’ascolto di storie concrete e il tentativo (qua e là confessato) di descrivere persone vere come fossero inventate, ricorrendo spesso, laddove l’impresa di dire l’indicibile si rivela particolarmente ardua, all’uso di sconvolgenti metafore.
    Giovanna del resto lo dice chiaramente che crede nella parola, non certo la parola che pretende spiegare la realtà o quella banale, scontata e chiassosa che tende a tacitare le istanze più vere e profonde ma quella che al contrario svela gli inganni di cui sono intessuti i rapporti (La chiave dell’enigma) e risveglia nel cuore il desiderio di cui è costituito (La seduzione della parola).
    Ma non è forse questa l’aspirazione normale per uno scrittore?
    Nell’ultima storia “Schizzi di speranza” è sempre una donna che racconta tra le mura di una stanza d’ospedale, il suo percorso di graduale uscita dalla disperazione anche grazie proprio alla scrittura (La trappola).
    Ora, visitando questa galleria, assistiamo a diverse rappresentazioni del dolore, più vicine a noi di quanto non possiamo pensare.
    Chi non riconosce quanto può essere lancinante il dolore di una madre per un figlio a sua volta devastato da una sofferenza distruttiva o quanto sia acuto e degno di attenzione anche il dolore di una bambina che non sente di essere più corrisposta nel sentimento di amicizia che la lega alla sua migliore amica?
    Chi non ha visto uomini sconvolti da una terribile battaglia contro un male incurabile, con la sola possibilità, alla fine, di un obbedienza senza riserve, di una resa incondizionata?
    Ma a lasciare maggiormente angosciati sono i racconti in cui Giovanna affonda il coltello nei fallimenti delle relazioni affettive, storie in cui le donne, come ho detto in premessa, appaiono un passo avanti rispetto agli uomini, quasi sempre questi figure di secondo piano, superficiali ed egoisti, spesso vacui pur dentro un aspetto gradevole e fascinoso, ultimamente quasi sempre responsabili (inconsapevoli?) del fallimento della relazione.
    Giovanna non ha paura di sondare gli abissi del dolore, sottintendendo la domanda su come sia possibile sopportarlo. La risposta trapela tra le righe di tutti i suoi racconti. Ne scelgo uno in particolare che suggerisce chiaramente l’unica via possibile per la speranza.
    La scena finale di questo racconto (Il lupo di notte), potrebbe essere benissimo la scena finale di un film.
    Tra gli ulivi di una campagna etnea, una donna Virginia, lotta contro la morsa della sua solitudine e la sua angoscia si materializza nell’ansia per la vorace avanzata di una larva distruttiva nella sua campagna.
    Un uomo, il contadino Totò, vecchio ma ancora energico, laborioso e gentile, si prende cura delle piante e rassicura la donna:
    “Non è facile evitare che tutto vada in rovina, vero?”
    “Mi segua, imparerà” rispose il vecchio facendo un sorriso misterioso.
    Affrettando il passo le spiegò che era giunto lì prima dell’alba a vegliare sulla vita nascente, perché nessun male potesse avvilirla. Con pazienza, sottovoce, aveva parlato ai germogli e li aveva accarezzati come se fossero avidi di eternità. E poi li aveva annaffiati e diserbati, senza avarizia.
    “Sarebbe un peccato non farlo” disse convinto.
    Non intendeva arrendesi.
    “Avremo l’olio buono”, giurò, e niente avrebbe guastato il frutto.
    Occorreva solo attendere, senza stancarsi.

    E sulla scena degli ulivi infiammati dal sole di una calda giornata d’estate. farei cadere la dissolvenza finale.
    Aspettando, in senso letterario e non , la prossima puntata……
    Marina Maugeri

  22. Vittoria Nicolosi

    Non recensisce per professione, ma per diletto. Infatti queste poche osservazioni sono solo un’attestazione di stima e di amicizia e un invito alla lettura di questa raccolta di racconti brevi, ma intensi: come quando da uno schizzo si intuisce la complessità del disegno e del suo significato. Ma se la brevità facilita la lettura, l’intensità impone una pausa di riflessione poiché i temi trattati non sono “leggeri” suscitano nel lettore una verifica della propria esperienza. Si tratta, infatti, di storie di relazioni nelle quali bisogna arrivare fino all’anima perché si imponga la verità – per quanto dolorosa – affinché u. Bene maggiore sia possibile. Le storie sono essenziali, schiette, con pochi fronzoli, caratterizzate da dialoghi incalzanti o dalle considerazioni introspettive dei personaggi rafforzate, talvolta, da una puntualizzazione sintetica e lapidaria, spesso racchiusa in poche parole tra due punti, perché emerga il nocciolo o il cuore, se volete, perché “Il cuore è la cosa più importante, no?” (La seduzione della parola pag.21).Ed è proprio il cuore, a me pare, il “file rouge” dei racconti, perché solo attraverso il filtro del cuore, che è esigenza di verità e felicità, che si può, a volte, farsi ferire dal proprio male per chiedere perdono, o rispecchiarsi nel dolore altrui per accettare il proprio, voltare l’angolo e incamminarsi per una nuova strada, e perfino toccare il fondo per implorare Dio, e ringraziarlo di ogni nuovo inizio.
    Vittoria Nicolosi

  23. Rizzo Franca

    Dopo averci sorpreso con una raccolta di favole dal sapore kafkiano ( “L’Anagramma della vita – Racconti di un venerdì ), adesso la Augugliaro continua a stupirci con un volumetto di racconti che, a dispetto della sua snellezza, scava in profondità nella realtà insidiosa e problematica del rapporto di coppia e, in particolare, ci accompagna anche a comprendere lo straordinario della interiorità femminile. Anzi l’indagine sulla sensibilità dell’altra metà del cielo assume un peso e un valore particolare. Le scelte e i giudizi delle diverse protagoniste portano alla luce ciò che è vero, ciò che va fatto, ciò che è necessario, anche a costo di rinunce drammatiche e laceranti. In “La chiave dell’enigma”, Riccardo non può non riconoscere che Anna ”Lo aveva trascinato in una storia che non era più di carne e sangue. Non era più una storia fasulla, tutta inventata, di quelle che piacevano a lui.” Riccardo avrebbe voluto vivere “l’amore come un’emozione fuggevole destinata a trasformarsi e scomparire”. Anna,invece, è “solida come una roccia” e, peggio per Riccardo, “aveva perlustrato a carne viva i suoi abissi”. Il dialogo tra i due amanti,sempre più incalzante, ha un epilogo apparentemente infelice. Tuttavia Riccardo rivela un nuovo modo di guardarsi e giudicare, con “un misterioso bisogno di essere perdonato” e desidera “essere guardato come lo guardava lei” perché “gli sarebbero mancati quegli occhi”.Possiede quindi una diversa maturità per il ruolo positivo giocato dalla donna. ”Anna aveva vinto la sua partita – conclude l’autrice – ma “non lo sapeva. Non lo avrebbe mai saputo”, e apre alla legittima riflessione sulla mancata consapevolezza, da parte della donna, del suo ruolo maieutico.
    Anche ne “Il brujo” Sara “non lasciava mai spazio alla banalità” ed è descritta da Oscar come:” donna schietta e appassionata. Troppo donna per me”. Stavolta è l’uomo che sceglie di troncare il rapporto, per non “trasformare l’amore stesso in un imbroglio” e soprattutto perché ”le avrebbe dato la possibilità di essere felice”. Una “storia alla rovescia”, quindi,dove amare davvero significa rinunciare, ma anche fare esperienza di una commozione sconosciuta in cui si può innestare una ricerca che può ridare pace. [Oscar]“si chiese se Dio l’avesse sentito. Se Lui esistesse davvero”.
    La prosa è asciutta, quasi severa, soprattutto quando la descrizione di ambienti, eventi e personaggi si appressa al momento decisivo e risolutivo della storia. Non manca, però, l’uso sapiente di una ricca aggettivazione, che ci introduce negli interni abitativi, o ci fa ammirare il vestiario raffinato,o ci fa cogliere sguardi e movenze dei protagonisti.
    La già citata Anna (ma anche Susanna di “Domande senza risposte”, Olivia de “I conti della vita” e tante altre protagoniste) affrontano il loro “nodo” umano con una fermezza che riporta alla mente una celebre frase di Oriana Fallaci: “Essere donna è affascinante. E’ un’avventura che richiede coraggio”. Davvero il coraggio non manca alle figure femminili tratteggiate abilmente dalla Nostra. Fra esse, un cenno finale merita Teresa dell’ultimo e prezioso racconto, ”La trappola”.
    Teresa è una donna sempre sulla difensiva, schiva, colta in un momento difficile della sua esistenza. La solitudine la sofferenza vulnerabile sembrano accentuare la sua spigolosità, ma inaspettatamente afferma: ”Osservo e ascolto, di continuo. Sempre in attesa”. Grazie a questa posizione del cuore riuscirà a cogliere tutto il positivo di una circostanza che si presenta come una gabbia. Alla fine accade qualcosa di insperato, fino alla possibilità di una gratitudine a Dio “che non si distrae. Mai”. Teresa è, guarda caso, una scrittrice che ama scrivere storie vere, anzi, come afferma, ”Io scribacchio storie. Roba tosta, intendo niente di inventato. Nei miei racconti brevi ed essenziali c’è tanto di reale. Sono frammenti di vite strane dai quali emana inquietudine”. Non chiederemo alla Augugliaro se è un riferimento autobiografico, ma ci piace crederlo. Non si può non pensare allora alla produzione di Flannery O’ Connor che considerava la scrittura come un tuffo nella realtà, dove è fatto obbligo allo scrittore di sporcarsi le mani con la polvere delle vicende nude e crude che affrontiamo tutti. Scrivere, quindi, non è una fuga dalla realtà ma un immergersi nel dramma dell’uomo. Il lettore deve poterlo toccare per restarne in qualche modo invischiato. Non basta raccontare storie, bisogna dare corpo alla compassione, alle lacrime, ai desideri. La narrazione della Augugliaro vuole viaggiare su questa lunghezza d’onda e il titolo della raccolta “Schizzi” insieme alle declinazioni che danno il nome alle diverse sezioni (Schizzi di verità, di amori rubati, di memoria, di speranza) ci conferma in questa ipotesi: fiotti di realtà e di umanità pura che arrivano a lambire e illuminare la vita di chi legge.
    Franca Rizzo

  24. Letizia Scandurra

    Leggere “Schizzi” è come fare una chiaccherata con l’autrice confrontandosi col suo modo di pensare ed esprimere la realtà.
    Pur essendo poco clemente con le figure maschili, ammiro la sua lealtà per non essersi sottratta, mentre scrive i suoi racconti, a mostrare anche le debolezze sue e dei suoi protagonisti. Nel racconto “La trappola” ci spiega anche perché ha iniziato a raccontare storie… per lottare contro il male e per desiderare un nuovo inizio anche insperato. Sempre
    Mi sento di condividere con lei questa lotta nella vita e nella fede

  25. Carmelo Maita

    Sono rimasto veramente colpito dall’ultimo libro di Giovanna Augugliaro, “Schizzi”. Non credevo che dietro il volumetto si celasse un lavoro così serio e importante. E non mi riferisco solo al contenuto dei racconti ma anche allo stile e al risultato estetico. Ogni schizzo, come una pennellata, mentre rivela la profonda conoscenza dell’animo dell’uomo e della donna, realizza un quadro d’insieme che mi fa pensare a un’opera del Caravaggio, con il realismo e la potenza che un singolo lampo di luce restituisce alle cose. Il mio coinvolgimento nelle apparenti piccole storie é stato tale che ho dovuto sostenere non poca fatica nel confronto con i testi, per esperienza e per la miseria di appartenere al genere maschile.
    Carmelo Maita (Giarre)

  26. Renata Cilio

    Il linguaggio è scorrevole e molto descrittivo. Le storie sono un po’ tristi ma rispecchiano il mondo reale. Alcune mi hanno rapito e hanno coinvolto il mio immaginario.
    Renata Cilio (Mascalucia)

  27. Anna Sanfilippo

    Ho letto “Schizzi” tutto di un fiato. Una scrittura fruibile, leggera che nel contempo denota conoscenza dell’essere umano nei più profondi anfratti della mente e della psiche… traduce in parole catartiche per i personaggi realtà che spesso nessuno vuole affrontare con tanta schiettezza e coraggio. Ci vuole molto coraggio a dire le cose come veramente stanno per sconfiggere le proprie paure e liberarsi dai fantasmi che inquinano il cuore e la mente, per andare avanti e vivere con maggiore consapevolezza la vita.
    Bello, gradevole. Fa riflettere.
    Anna Sanfilippo (Palermo)

  28. Saro Rizza

    Giovanna Augugliaro ci aveva colpito col suo talento nel raccontare per favole il dramma della vita. Perché la vita è drammatica, che è diverso da tragica. Nella tragedia l’uomo non è esce, oppresso com’è da un cieco destino. Nel dramma la persona è tale, cioè attore che gioca, nella lotta col male, il bene che gli viene sempre incontro.
    Giovanna ci presenta adesso sulla scena la cruda realtà, spesso pennellandola con toni e chiaro scuri caravaggeschi. Ci immerge in una umanità sfatta, al limite della disperazione, portandoci ad assaporare spesso un disgusto indisponente, ma non ci lascia affogare. Emerge sempre, nei suoi personaggi, un elemento repentino che rimette in moto la speranza. La circostanza malefica è solo il contorno, serve solo a presentare la realtà positiva che invece emerge come nuova energia con cui la vita si pacifica e va lieta verso il compimento. Da dove nasce questa forza? Cosa ci riserva ancora Giovanna con la sua scrittura poliedrica?
    Saro Rizza (Catania)

  29. Scariano Maria

    Ho letto “Schizzi” e mi è piaciuto molto. L’ho trovato originale, profondo. Mi sono ritrovata trascinata nella lettura senza che mi rendessi conto… Sublime la capacità di far riflettere e interrogarsi allo specchio dell’anima.
    M. S. (Palermo)

  30. Clara Zappalá

    I racconti brevi di Giovanna Augugliaro, più che descrivere, accennano non a labili sensazioni, ma a precise intuizioni della bontà ultima del vivere.
    Anche quando tutto sembra incomprensibile e la vita ha un gusto nettamente amaro, ciò che prevale è sempre la fiducia.
    Li chiama “Schizzi”, appunto, e nel chiaroscuro, anche laddove le sfumature tra l’uno e l’altro non sono nette, anche quando il nero sembra avere più spazio, il chiaro prevale sempre.
    La svolta, il colpo di coda finale, sono sempre verso la verità.
    Lo impari già dai primi racconti, perciò te lo aspetti trepidante in quelli che seguono e li leggi, uno dopo l’altro, come sorsi di acqua fresca.
    Clara Zappalà – Catania

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