LE RETI DI QUADRI di Gaetano Cataldo

Romanzo

Collana Nuove Tressule

ISBN 978-88-6282-148-3

Esordisce con Le reti di Quadri (ed. Prova d’Autore) Gaetano Cataldo mostrando sin dal principio maturità stilistica e contenutistica che rende unica la sua affabile prosa. La sua produzione, a dispetto dei chiari riferimenti a quelli che per lui hanno rappresentato modelli letterari quali Leonardo Sciascia, è dunque puramente cataldiana. L’Autore, magistrato che ben conosce i retroscena della Giustizia sei tribunali, come quelli dell’Università (“gli inferi della facoltà di giurisprudenza”), sceglie di assegnare le redini della vicenda a due personaggi, il Sostituto Procuratore Grisafi e il Professore Quadri, che indagheranno parallelamente su un caso di omicidio servendosi rispettivamente di procedure e stili di pensiero propri dei contesti nei quali operano e che hanno contribuito a plasmare il loro rapporto con la realtà. Amici fin dal liceo, la reciproca stima impedisce il conflitto; pur tuttavia essi permettono a Cataldo giudice-scrittore di illustrare bene, quale addetto ai lavori, le contraddizioni e le ambiguità proprie del sistema giuridico e di quello accademico nel contesto-fiction letteraria della (città di Catania), ambientazione del romanzo. Romanzo il cui genere si potrebbe definire giallo, eppure non è il classico giallo, tra speculazioni sul diritto romano che ripercorrono le ricerche che lo stesso Autore fece e che gli valsero, a suo tempo, un dottorato di ricerca. Esse ruotano attorno a un’asserzione latina (Gaio) che poco comprensibile risulta essere ai non esperti ma che verrà spiegata a più riprese con il procedere delle riflessioni dello stesso professor Quadri, (alias Cataldo). In realtà a essere proiezione dell’Autore sono entrambi i personaggi, ognuno portavoce di una dimensione della propria quotidianità, sul versante professionale e intellettuale. Forse è proprio dall’esigenza di giungere a una sintesi tra esse che nasce il sodalizio Grisafi-Quadri. Grisafi, avendo chiare in mente le mappe legali come binari entro i quali dar senso agli eventi e a un alfabeto per decriptarli, Codice di Procedura Penale alla mano (il “bilanciamento”), Quadri, volgendo l’attenzione più a ciò che manca piuttosto a ciò che c’è, “ostinatamente dubitando” (la “autonomia”). E la cosiddetta deformazione professionale prevale e pervadé la stessa prosa, ricca di latinismi che non devono spaventare, essi espressione del linguaggio tecnico dell’Autore e dei personaggi e che quindi ben facilita l’accesso del lettore al mondo di Quadri e il legame a Quadri stesso, nonché la sua comprensione. Questa infatti non è inficiata dai tecnicismi che finiscono per pervadere, come il linguaggio narrativo, anche le faccende di vita umana estranee al mondo giuridico.L’omicidio oggetto d’indagine è quello di una donna la cui identità emergerà poco alla volta insieme alle sue vicende passionali fino alla verità inattesa, molto tempo dopo la chiusura del caso. Ciò che salta all’occhio è l’assenza della donna eppure la presenza costante proprio attraverso l’assenza stessa (se non consideriamo le brevi comparse, che nessun ruolo hanno, se si esclude la vittima, morta fin dalla prima pagina ma più caratterizzata rispetto alle vive). Il riferimento ad essa, con la prima stranezza che farà partire il motore di Quadri, è la mancata assegnazione del caso a una donna, come di prassi si sarebbe dovuto in quelle circostanze, eppure ciò che sorprende è proprio questa scelta anomala argomentata con le seguenti parole da Quadri-Cataldo: “Quadri avrebbe voluto dire a Grisafi che il Procuratore Generale forse contava sul fatto che una donna alla guida delle indagini potesse essere capace di scoprire ciò che un uomo non era capace di scoprire”. Dunque l’assenza della donna non si può dire sia dovuta a misoginia, al contrario, proprio l’assenza sottolinea continuamente l’esigenza della presenza. Eppure anche in altra circostanza viene chiamata in causa a farsi concreta, e con ben altri toni e ben altri intenti. Infatti – e risulta qui curioso – l’unica volta in cui compare la parola “reti” nel romanzo, essa fa riferimento alle “reti femminili”, alle trame della donna che strumentalizza la seduzione. Ma, la donna, anche quando viene dipinta come un’ipocrita, tornacontista, maliziosa, non è mai sciocca, alle spalle di ogni maschera femminile c’è sempre un’intelligenza. (…) brano tratto da una analisi di Giulia Sottile /cfr. Ebdomadario)

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