OLTRE LA CURVA DEL TEMPO di Eulalia Cannizzaro Guccione

10,00 IVA Inclusa

collezione Lunarionuovo

con saggio introduttivo di Mario Grasso

COD: ISBN 978-88-6282-170-4 Categoria:

Descrizione

“Una corona di lampi inquieta la mia sera” stupendo verso definitorio che avrebbe potuto squillare da titolo per questa nuova coinvolgente silloge di liriche di Eulalia Cannizzaro Guccione. Qui siamo Oltre la curva del tempo, titolo che può sollecitare una immaginifica enunciazione euclidea, o un rinvio al Nastro di Moebius o ancora, più d’accosto ai nostri tempi, a elaborazioni di tesi einsteniane o se non, addirittura, quantistiche. Impertinenze che il lettore segnala intanto come esito di propri arbitrii, ma sicuramente per un immediato omaggio alla poesia che raggiunge mete di partecipazione non solo sentimentali, come efficacemente vibrano di lirica in lirica a rilanciare il duolo e le speranze della vita in questa nuova silloge della poetessa ragusana, ma anche subliminali vibrazioni che attingono al mistero, al metafisico, all’invisibile che si rivela alla scienza. E proprio sulle ali dei sentimenti, dei ricordi e delle rivendicazioni, che Eulalia Cannizzaro Guccione propone con limpida voce tra i versi di questo nuovo libro. A proposito di Oltre la curva del tempo non sfuggirà ai lettori più attenti la possibilità di intrecciare, per una ludica proposta, i titoli dei suoi libri di poesia editi tra il 1979 e l’attuale 2016. Intrecciare per ricavare un acrostico non di iniziali ma di titoli, quindi di locuzioni assemblate a comporre una vibrante unica lirica. Eccone la prova:Eppure un giorno (Trevi, 1979)Echi d’arpe (Ibidem, 1982)Come un vento. (Rebellato, 1985)Un ranuncolo giallo (Colombo Corsi, 1988) Monade in esilio ( Bastogi, 1995)Oltre la curva del tempo. (Prova d’Autore, 2016)La poetessa e i lettori ci perdoneranno la giocosa divagazione che non riteniamo impertinente, di là della sua ludicità, appunto, se vogliamo consentire alla poesia una sua autenticità nel fungere da diagramma dell’anima di chi ha il dono spontaneo di scriverla. Dunque una divagazione, la nostra, come ulteriore omaggio iniziale, non solo formale ma, appunto, rivolto alla coerenza delle vibrazioni subliminali nella creatività autentica, quindi sofferta di Eulalia Cannizzaro Guccione.Vorremmo saper dire come e quanto la poesia possa essere forma e “mestiere”, cioè malizia tecnica nel momento di esprimere l’inesprimibile attraverso la scrittura. Ma sarebbe impresa tutt’altro che indispensabile alla economia di una silloge che, come mano alzata, sovrasta per chiedere udienza e per comunicare stati d’animo, e altro non pretendendo che il riconoscerle il diritto alla ricerca di una verità da contrapporre come conforto al duolo della vita cui si dava cenno qui prima.Qui la poetessa muove i contenuti azionando uno specchio dove ricordi, nostalgie, presenze e propositi riflettono le loro dimensioni; ora le dilatano fino a farne allusività e metafora, ora siglandone la rappresentazione con alate parole che penetrano nel cuore pulsante della realtà interpretata. E si fanno modello, simbolo, lezione persino. Un macroesempio lo troverà il lettore nella meditazione sul fiore, che “nasce e muore senza clamore”. Una riflessione densa di alti significati che intramano rinvii e trasferiscono la destinazione del verso alla condizione umana. E come non fermarsi a rileggere tanti altri significati, oltre quello immediato, nella lapidaria lirica su L’uomo-maschera, dove l’uomo e la maschera rivelano una densità significante che ci fa pensare alla grandiosa lezione dei lirici greci a proposito della condizione umana e che il lettore più sensibile e smaliziato non esiterà ad accostare alla efficacia semantica della sigla quasimodiana di “E’ subito sera” come sua virtuale continuazione in omaggio al Nobel siciliano che, detto di passaggio, di Eulalia Cannizzaro Guccione condivide la provincia di nascita. Ma ecco il deciso variare nell’apparente continuum del resoconto esistenziale; ecco le improvvise virate della poetessa tra i contenuti al momento di leggere un sapienziale riferimento simbolico alla figura del bisonte che rappresenta certezze economiche e del risparmio; ecco la importante frequenza di neologismi filologicamente razionali, logici, come l’accattivante slembare: “Pennellate d’azzurro slembano il mio cielo”, dove la sibilante detrattiva consente una originale e razionale proposta semantica. Ed è solo un esempio per esaltare i tanti altri che luccicano accattivanti tra i versi.Ma torniamo ancora ai contenuti e a quanto essi colgono e propongono con modulazione comunicante sostenuta da ricorrenti genitivi che, proprio nel singolare caso di Eulalia Guccione, sembra rimuovino il loro destino di intralcio alla più conveniente reticenza del poeta, per assumere qui eccezionalmente la funzione di chiave di lettura e confermare a chi legge la destinazione del canto lirico contenuto nella “Curva del tempo” come delicato diario in pubblico di un’anima senza veli. Si legga Ali infrante e si collochi a delicatissima metafora rivendicativa di realtà universali, quindi testimonianza di una sensibilità che non esita a farsi portavoce della generale condizione umana. E come trascurare la parte delle figuralità scultoree che la poetessa anima di identità indimenticabili? Anche per questo privilegio citiamo, ancora una volta, un esempio che vale per tutti: è la rappresentazione poetica del sole con scalpellature geometrico-ustoriche-cromatiche di stupenda edificante originalità: “Il sole è cerchio di paglia”, immagini che includono quella taciuta del fuoco.Concludiamo con un cenno alla considerazione cristiano-spinoziana, tra la più moderna quantistica al momento della intuizione delle presenze spirituali (quanto reali) della perennità testimoniale dei Penati tra le fisiche contingenze umane. I Penati presenziano vivi tra i vivi: “Vivi tra i vivi s’aggirano i Penati”, verso d’alta caratura significante che compendia ulteriori rinvii, e non solo alla prima citata scienza quantistica, delle attuali nuove frontiere del pensiero e delle ricerche, ma come più palese allusione ai lasciti morali e materiali degli antenati, sia come persone, sia come emblematico compendio di eredità civili e morali. Una silloge questa Oltre la curva del tempo che sotto la traccia immediata di un canto che esorcizza duolo, ricordi, rimpianti e solitudini, lascia sgomitare le onde salvifiche dell’armonia perenne che addolcisce le brevi contingenze di ogni umano viaggio esistenziale. (Mario Grasso)

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