Dal 6 Dicembre al 13 Dicembre presso il Teatro Quirino De Giorgio di Vigonza è allestita la mostra personale della pittrice Margarita Tsagkaropoulou curata da Ombretta Di Bella. La mostra nasce da un’idea di mostrare un connubio tra la crescita interiore del vissuto dell’artista e l’evoluzione tecnica della pittura a olio. Pittrice nata nel 1979 ad Atene, nel 1994 si trasferisce a Venezia dove vive e lavora tutt’oggi e questo si evince dai colori luminosissimi delle tele che rievocano la tavolozza della natura del Mediterraneo. L’infanzia della Grecia e la passione per la pittura a olio si evolvono nelle tele, dove la pennellata velata e leggera a volte si increspa con passione, altre si irrigidisce con perfezione zen nelle linee che si insinuano sulla superficie della tela come epifanie di esseri spirituali minimali. Linee pittoriche eseguite in maniera certosina su un cielo terso come quelle che il padre architetto, pittore e scrittore le insegnava a fare a mano libera, sin da bambina. L’amore per la sperimentazione risale alla tenera età, tra varie tecniche pittoriche: tempera, acrilico, disegno a matita, pastello e acquerello, formatasi poi nel 2023 sulla tecnica della pittura ad olio dal maestro Roberto da Lozzo, tecnica che predilige tuttora. Intraprende così un percorso astratto dove la ricerca diventa una collezione interiore di ricordi ed istanti di vita, nei quali interseca la propria visione artistica. L’artista descrive così il suo processo creativo: “Isolo i miei ricordi e li tramuto in pittura, cercando una connessione e visione minimalista. Cerco di togliere il superfluo così da lasciare che l’essenziale vada a creare una sensazione di benessere interiore contro le etichette sociali. Uso solo i 3 colori primari ed il bianco per creare tutte le tonalità dei miei colori, dando ad ogni mio quadro un’ identità propria”
Il percorso della mostra di Vigonza affronta l’evoluzione spirituale dell’artista in un viaggio interiore tra passato, presente e futuro esprimendo la forza della trasformazione dell’essere attraverso il colore steso sulla tela. Il titolo della mostra rispecchia l’evoluzione del percorso artistico della pittrice che interrogandosi su se stessa riscopre il significato di questo viaggio pittorico e lo dedica alla perla proprio dall’origine del proprio nome Margarita “vecchio grecismo, derivante dal vocabolo greco antico maschile μαργαρίτης (margarítēs), a sua volta da una radice comune al sanscrito मञ्यरी (manyari) o al persiano marvārid, sempre comunque indicante la perla”. Il percorso segue la fase di modellazione della perla che viene plasmata dal tempo come metafora della crescita dell’anima attraverso le emozioni e si divide in 4 sezioni che seguono in un ordine proprio delle fasi alchemiche: albedo, nigredo, citrinitas fino alla rubedo. La prima sezione “ricordi nel bianco calore della Grecia- Albedo e passato” affronta il tema del passato visto attraverso i ricordi della memoria della propria infanzia vissuta in Grecia, la seconda sezione “cielo plumbeo e il colore come parvenza di forma- nigredo” mostra un cielo non più terso dove il colore assume la sembianza di una forma geometrica che tende a fondersi con il cielo sempre più scuro, alludendo alla fase della nigredo che è la fase alchemica “simbolo della decomposizione, che porta alla distruzione e alla disgregazione della materia per prepararla a una trasformazione successiva”. Nella terza fase il tempo è squarciato dall’istante come senso di apertura alla speranza e al futuro come ali di luce e speranza- Citrinitas.
“Corrisponde alla fase del “giallo” o “oro” e simboleggia l’illuminazione e il risveglio della coscienza, l’emergere della luce solare e del maschile. Questa fase può essere interpretata sia letteralmente (un cambiamento di colore della materia) sia metaforicamente (un’evoluzione spirituale).
La quarta, ultima fase Rubedo e passione creativa la perla interiore dell’anima si è liberata delle superfetazioni e libera si esprime nella sua essenza, leggera e sicura.
“Dall’oscurità della nigredo, attraverso la luce dell’albedo, l’anima risorge nel rosso fuoco della rubedo, raggiungendo la sintesi degli opposti e l’oro spirituale.”
Si assiste così ad un gioco simbolico di anima sotto forma di perla plasmata dal mare, probabilmente come tributo al mare mediterraneo e al mare delle emozioni che pullulano dentro l’animo dell’artista. Da un’analisi tecnica del percorso pittorico ho voluto proporre l’analogia alle 4 fasi alchemiche in un ordine non canonico, tutto personale, in quanto l’artista esprime il proprio mondo interiore, il vissuto e la visione viscerale del mondo. Si parte così dall’albedo che consiste infatti nella purificazione della massa informe lavandone le impurità per prepararla alla fase successiva ci ricorda proprio le impurità della perla marina. L’animo indisciplinato e ribelle dell’artista infrange piano piano quel senso di serenità affrontando con coraggio la fase della nigredo simbolo della putrefazione e della decomposizione, che porta alla distruzione e alla disgregazione della materia per prepararla a una trasformazione successiva dove il passato anche se fa male si integra con la pelle della pittura. Si procede nella luce della speranza in una fase di citrinitas e concludersi poi con tutta la passionalità della fase della rubedo.
L’ultima fase della Grande Opera, che segna il compimento del processo e porta alla realizzazione della pietra filosofale.
La pietra filosofale è l’identità dell’anima che accetta il dolore dopo averlo inglobato, accolto, supportato e accompagnato verso una nuova luce demiurgica e taumaturga. Le radici della Grecia si manifestano con una serie di tele apparentemente bianche con interruzioni di piccole sezioni dove si intravedono dei cieli luminosi. Si tratta di una trascrizione visiva del contesto in cui l’anima/perla si è formata, gli stadi iniziali della formazione dei quali si è intrisa, costituita e si va ad evolvere per dare incipit alla sua evoluzione. Il bianco che vediamo ricorda le mura delle abitazioni greche riscaldate dal sole, oltre le quali come finestre si aprono le epifanie dei ricordi. L’architettura cicladica si caratterizza dalla presenza di mura bianche per assorbire la potenza radiante del sole, così la tela vuole assorbire tutta la potenza del ricordo e proteggere come reliquie o tesori i ricordi che si palesano tra esse. I ricordi appaiono come rettangoli di colore che guizzano sopra il bianco steso sulla tela. Il bianco, come crisalide che copre e avvolge il sostrato precedentemente dipinto, sta a indicare lo scorrere del tempo e dello spazio che copre col tempo i ricordi. Il tempo che passa assurge il ruolo di velare e svelare momenti ed emozioni care all’artista come una nebbia leggera stesa sulla vita passata in serenità e spensieratezza. I colori vestono l’abito di nuvole cariche di colore e speranza nella pagina dei ricordi. Momenti che si manifestano nella memoria come porte o finestre tra il mondo interiore e quello reale e che accendono l’energia vitale dell’opera in quanto tutte insieme appaiono come una danza felice che palpita nel bianco. Nel cielo azzurro e violaceo le nuvole e la luce creano effetti di dinamismo che collaborano al ritmo creato dalle dimensioni dei rettangoli dove infine sempre un equilibrio dona delicatezza alla composizione finale. Questo quadro apre la mostra come incipit del percorso alchemico di rivelazione della perla interiore che continua la serie dei ricordi greci negli altri quadri. La dimensione della tela gioca un ruolo importante nella relazione delle finestre pittoriche che si avvicinano maggiormente allo spettatore in modo ordinato, apparentemente organizzate su una fascia principale poi distaccandosi in modo irregolare verso i bordi con un dinamismo centripeto. L’ artista vuole coinvolgere maggiormente lo spettatore nell’entrare in questa introspezione affinchè ognuno possa attivare un rispecchiamento verso la propria memoria felice, ricordi passati che ci hanno segnato e che dentro ognuno di noi ci accompagnano nel percorso di crescita anche nei momenti difficili. Dentro le finestre della memoria si evidenziano trame e orditi ridipinti per sottolineare una differenza tattile e cromatica, un gioco stilistico che sa di sostrato un’imitazione del tessuto della tela, una traccia del ricordo che si infittisce sottolineando la carnalità dell’essere umano.
In questa serie di opere compaiono nuvole in un cielo sempre più terso e rassicurante, mentre la dimensione di queste finestre aumenta dominando sempre più la tela, quasi a voler incontrare lo spettatore in questo percorso di crescita personale. Dinamismo ed equilibrio coesistono nell’opera in modo alternato giocando sul rapporto figura sfondo.
Nella seconda fase creativa lo sfondo si carica di un tono più cupo dal quale emerge una linea di colore corposa e viva che squarcia il cielo fino a provocare una ferita nel tessuto epidermico del cielo. Un fondersi dei ricordi nel cielo non più terso, una fase di evoluzione dolorosa, ma necessaria, come la perla viene plasmata dalle forti correnti del mare, ma rimane saldamente attaccata alla sua conchiglia così la pittura controlla il caos interno attraverso il rigore di una linea che appare come una ferita che si apre, un lieve reticolo sovrapposto realizzato dall’uso sapiente del pennello finissimo. Nessuna riga, solo puro controllo razionale caratterizza le forme geometriche dei quadri dell’artista. I colori sono forme fantasmatiche che si fondono nel cielo. Ricordi sommersi nella superficie velata del colore che copre delicatamente la tela che vivono di vita propria in un rigore che sa di geometrico, ma svanisce al controllo dello spettatore che vorrebbe avvolgere una forma che appare e scompare e si dissolve nella nigredo.
In questa fase tornano a campeggiare la tela le nuvole tra le quali comincia a palesarsi il raggio di luce che diverrà protagonista delle tele della sezione successiva. Le velature di colore divengono sempre più delicate e avvolgenti da creare una sensazione di abbraccio divino all’interno di questo percorso interiore. La vera protagonista è la breccia di luce che si infrange al centro delle opere come un fulmine che spezza la tranquillità del cielo, solitamente caratterizzato da un fondo azzurro e nitido. La composizione delle opere tende a svilupparsi su un asse centrale verticale intorno ad esso si elevano delle nubi cariche di calore. Questa verticalità sottolinea l’hic et nunc, l’esserci nel qui ed ora che dà forza, apprezzando il tempo (kronos), l’istante che si vive adesso, dal momento che non si controlla né il passato né il futuro, consapevoli dell’importanza di agire e reagire nella luce. I colori si scaldano evolvendo dal bianco al giallo fino al rosa pastello.
Una sicurezza e decisione guidano il pennello che crea le diramazioni della luce nella parte bassa del quadro mentre la delicatezza delle pennellate vorticose aumenta la sensazione avvolgente delle nubi intorno alle zone di luce. Questa consapevolezza dell’essere nelle sue molteplicità, attesta che la perla è pronta per emergere, rievocando la similitudine con i processi alchemici potrebbe alludere ad una evoluzione verso la Rubedo. La rubedo è l’ultima fase dell’evoluzione alchemica che porta alla rinascita, sublimazione dello spirito. Man mano che evolve la perla le opere emanano un senso di maggiore spensieratezza e speranza dove i ricordi danzano vestiti di colori caldi e toni pastello ed elevano lo spirito. Lo sfondo come cielo plumbeo mostra pennellate che come fumo o vapore si dissolvono rievocando forme incorporee, come se il cielo fosse animato da spiriti diafani in mezzo ai quali scende una scintilla di luce, linea perfetta. Il fulmine che appare ricorda il potere di Zeus qui invece trasformato nel potere interiore dell’anima di dominare le paure mentre l’aspetto spirituale di queste nuvole di luce ci ricorda, in letteratura, le parole di Dante nel Canto V:
“ l’ombra piena di letizia Nel folgór chiaro che di lei uscia”
(Dante, Par. V, 108
Come le ombre delle anime nel paradiso della Divina Commedia appaiono allo scrittore piene di gioia e letizia dentro la luce che emanano in quanto riflettono la divinità così l’anima piena di amore per se stessa emana luce che illumina l’oscurità. L’anima trova equilibrio perfetto dentro la luce calda, che diventa corposa come la pennellata che avvolge lo spettatore e gli va incontro per abbracciarlo.
Ali aperte al futuro-presente e l’attimo
In questa sezione si passa alla seconda fase dell’evoluzione della perla in cui la tela è totalmente libera dalla barriera che si antepone alle emozioni dei ricordi e queste ormai campeggiano sicure sopra lo sfondo. In primo piano si aprono ali di luce e speranza come centro, focus dello sguardo che conduce, guida e dà forza alla creazione della perla, dell’essere.
Nel buio della notte la luce si manifesta come duale, sole e luna, notte e giorno ed in mezzo si manifesta l’istante, la consapevolezza dell’esserci. Dynamis (dal greco δύναμις) significa principalmente potenza, forza, capacità, possibilità o energia e in senso più generale rappresenta la forza vitale, l’energia o l’intensità. L’anima trova l’ equilibrio perfetto e il vuoto della tela accoglie questa manifestazione della divinità di luce, lampo, folgore.
Fase 4: “Rubedo e passione creativa”
“Dall’oscurità della nigredo, attraverso la luce dell’albedo, l’anima risorge nel rosso fuoco della rubedo, raggiungendo la sintesi degli opposti e l’oro spirituale.”
Quest’ultima fase esplode con la potenza dei suoi colori che attestano un’energia vitale sempre in fieri, ardore creativo che genera sfondi vivi caldi, e fa esplodere il cielo con la sua energia dove il tutto raggiunge un equilibrio nonostante la molteplicità dei linguaggi succedutisi nelle opere precedenti. La luce e la tenebra si compenetrano e si contendono la superficie mentre il rigore delle linee nette sovrasta indisturbato il turbinio del contesto.
L’energia di rigenerazione della perla, della citrinitas superata e la potenza del calore dei sentimenti palpita nel cielo in linee che sembrano nervature, struttura del sistema cerebrale del cielo. L’energia si dissolve, i colori primari si distinguono nelle tele finali del percorso, quasi a voler separarsi tra una tela e l’altra, divendo protagonisti alternati della scena in cui campeggia sempre al centro la luce rigeneratrice.
Inaspettatamente tutto si stabilizza in linee di colore sicure e verticali tra i colori primari. Si acquisisce il maggior senso di controllo nel vortice della vita.
L’artista ha raggiunto la sua conclusione, la perla è tutto: luce e ombra, rigore e passione, ricordo ed oblio perfettamente armonizzati nella complessità della vita raggiungendo così la perfezione della perla, nella sua totale lucentezza risplende sul cielo terso, tra le nubi, accompagnata da una danza rigorosa di linee cariche del rosso della passione.














