ACQUAMARA

ROMANZO SICILIANO
 protagonisti personaggi, fatti, territorio e atmosfere risalenti a quegli anni 1960 degli esordi del sullodato fortunatissimo Leonardo Sciascia e meno noto Glauco Licata, potrebbe, a chi si fermasse tra superficialità e pregiudizio a considerare la produzione di giallo-polizieschi nel suo insieme di impronta epocale sulla traccia fortemente suggestiva dei successi sciasciani, potrebbe – dico – sembrare opera i cui impegnativi e impegnati temi siano da marchiare italianizzando in “già visto” la corrispondente e consueta locuzione francese. Il che sarebbe errore marchiano.  Mi sforzerò a spiegare il perché in alcuni punti. E con altret- tante osservazioni che, ritengo, attireranno consenso e approva- zione presso i lettori più attenti. Punto primo: il romanzo Acquamara è stato scritto da un autore che negli anni dei fatti rivisitati, tra memoria di resoconti ascoltati e ambienti personalmente vissuti, non era ancora nato. Imprese e personaggi dei luoghi inventati per essere ambientati in una improbabile località allusivamente nominata Acquamara, appartengono infatti all’inizio degli anni 1960. L’autore, classe 1976, avrebbe quindi dovuto: o attingere a fornitissimi archivi, per documentarsi su persone, istituzioni ed eventi verificatisi in un identificato paese siciliano in tempi già appartenenti alla storia, oppure inventare di sana pianta luoghi, ordito e trama della sua opera, esitando un per- sonalizzato romanzo. Consentiamogli quindi, tra le due ipotesi una tra le altrettante meritorie valenze: o quella di una ricerca storica con consultazioni di archivi, con l’aggiunta di informazioni dirette attinte presso superstiti, o la straordinaria dote di avere immaginato, intramato e versato in avvincente scrittura7un mondo di luoghi, persone, personaggi, comparse e paesaggi, comprendendovi azioni, stati d’animo e psicologia di una realtà sociale e politica che potremmo collocare tra la eco di contingenze avvenute e fantastica rielaborazione di apprendimenti su fatti pregressi, cronaca divenuta storia e immedesimazioni personali al momento di far propria una occasione di esperienze vissute virtualmente, quanto interpretate magistralmente, nella fase cre- ativa di attribuirle a immaginari protagonisti di altre generazio- ni. E fino a disporre la coralità in scrittura letteraria di ottimo effetto per lo stile corrivo e coinvolgente, come di chi intrattiene una comitiva di amici in salotto, con affabile eloquio d’insolita caratura espressiva per le dosate contaminazioni dialettali, che aggiungono luccicori estetico-semantico-emotivi alla narrazio- ne, imprimendovi ulteriori pregi per l’attenzione del lettore. Punto secondo: costruire un teatro-universo umano tra costu- me, tradizioni e indole di una gens le cui umane differenziazioni rispecchiano più d’una realtà territoriale qui artisticamente ap- prossimata, fino alla similitudine più tale rispetto al vissuto so- ciologicamente riscontrato /riscontrabile nella pratica presenza di comunità proprie di una regione o di una trancia inventata per riprodurre un piccolo mondo, che è qui quello della mai esistita e problematica cittadina di Acquamara. Punto terzo: la felice, gradevole e insolita coerenza, puntual- mente mantenuta dalla prima all’ultima locuzione dell’intero ro- manzo, di una impronta linguistica assegnata ai dialoghi tra i protagonisti, con l’effetto di una grazia formale che colora e dà ulteriori impronte all’avvincente dipanarsi della ricca trama. Punto quarto: Pietro Esposto non lascia spazi a momenti pa- renetici. Sono i fatti a dire di se stessi e i personaggi a farsi giudicare dal lettore. Alla fine, a libro chiuso, qualsiasi fruitore avrà acquisito una conoscenza delle metodologie mafiose, che non si trova offerta sempre in altre opere del genere “giallo- mafia” con la pregnante e palese efficacia che si trova in questo agile romanzo. Punto quinto: il “bestiario” e le sue gesta. Si perdonerà la voce bestiario adoperando la quale non si vuole offendere alcuno dei personaggi negativi, che anzi, in parte, finiscono col riscattarsi per attuare spontaneamente una mutazione, adeguata alla loro indole umana, quasi a dimostrare, come capita per le più grandiose finzioni letterarie, che nella realtà della vita non vi è sempre o immancabilmente l’uomo interamente, irreparabilmen- te malvagio, come può capitare proprio nel piccolo centro dove persino l’acqua tende metaforicamente all’amaro, ma dove giunge il vento della mutazione anche per il peggiore dei protagonisti, col momento di “dimettersi”. Forse perché non vi era altra via, ma anche perché qualcosa di meno torbido si è frattanto fatta strada nella loro coscienza. Punto sesto: i personaggi in cerca d’autore – che l’autore hanno trovato nella officina mentale fantastico-creativa di Pietro Esposto – incarnano ciascuno una maschera del genere caro ai nostri tempi, pur se tempi, i nostri, appunto, propiziatori di robot. A robot infatti non somigliano le umane debolezze degli indimenticabili personaggi espostiani, dal sindaco al Procuratore della Repubblica, al sostituto procuratore, all’impeccabile magistra- to cui si potrà perdonare la mania di femminaro; e poi dal prete esemplare a quello corrotto, dalla donna amante capace di forti dedizioni, alla moglie spigolosa, contrapposta a quella pronta a compatire per amore, dalla volitiva ragazzotta continentale “com- missario politico” che, ancora fanciulla aveva provato accanto al padre l’esperienza della Resistenza, alla significativa parte dei più giovani, vittime sacrificali dalla mentalità asfittica dei padri e dei nonni, ma decisamente protesi verso un avvenire diverso, a tutto un teatro di comparse, anch’esse indimenticabili, attraverso cui questa opera d’esordio di Pietro Esposto dimostra maturità e intenti di una voce nuova fortemente motivata e decisa, pronta per essere intanto annoverata tra le buone premesse per l’inserimento nella tradizione letteraria degli autori siciliani di spicco e di tutti i tempi. E senza trascurare un aspetto che potrebbe essere classificato folklorico del romanzo, quello che definiremo dei bracconieri di donne, come marchio sopravvivente a ogni convenienza civile o della morale tutta meridionale, e da Esposto adeguatamente sparso, a muovere sipari e reticenze a tutti i livelli per suscitare riso, divertimento e salutari ironie nei lettori.mariograsso
€15.00
Collana: 
Codice: 978 88 6282 195 - 7
Catalogo: 
Narrativa
Autore: 
PIETRO ESPOSTO
n_pagine: 
175
anno: 
2 017
Testo_aggiuntivo: 
ROMANZO