IL VERSO come NULLA? di Mario Grasso

 

IL VERSO È NULLA

di Mario Grasso

 

Chissà per quali complicate ragioni noi lettori siamo propensi a classificare poesia solo le scritture in versi. E ci riferiamo alla contemporaneità, a quanto le avanguardie letterarie (e delle arti figurative) hanno stimolato e provocato in materia di scritture creative e loro forme. La parola “Forma” è infatti importante quando si parla di letteratura, e forse, più che importante, essa è da ritenere fondamentale. Quando leggiamo il Candido scritto a suo tempo da Voltaire e ritroviamo lo stesso Candido scritto due e passa secoli dopo da Leonardo Sciascia, abbiamo un esempio del significato che si vuol dare alla voce “Forma”. Ma torniamo al cenno iniziale sulla poesia in quanto “verso”, e non solo per una dichiarazione di amore per la poesia, appunto, in quanto scrittura creativa, canto e diagramma dell’anima di chi la scrive in quanto letteratura. La stessa che siamo stati educati a gustarla commentata, spiegata  quando frequentavamo le scuole nelle quail ci siamo formati e di cui abbiamo ricevuto i primi stimuli a provare anche noi a “scrivere poesia”.

     Per la nostra generazione c’era stato anche una impronta forte, incisiva, emotivamente illuminante, quella impressa dal poeta più “immaginifico” del primo Novecento letterario italiano, poeta caro quanto Leopardi, forse più allettante per chi tra adolescenza e suo superamento teneva sotto il proprio cuscino le poesie di Gabriele D’Annunzio, il quale aveva scritto una frase lapidaria, definitoria, suggestiva, appunto: “Il verso è tutto”.

     Ebbene? E se provassimo il giuoco a rovesciare e ricorrere all’ossimoro dell’aggettivo tutto? Se invece di ripetere a pecoreccio che il verso è tutto provassimo a valutare se non sia più credibile affermare che il verso è nulla? Dalla “uccisione del chiar di luna” del futurismo, alle salutari impennate delle nuove avanguardie e dei “Nuovissimi” del Secondo Novecento, abbiamo potuto apprendere molto. Ma nulla di nuovo dal momento che una volta rispettata la forma letteraria una scrittura creativa altro non propone di sé stessa che una perentoria richiesta di parere: la poesia o c’è o non c’é in una scrittura, e non sarà né il verso né la metrica,né la fama di grande poeta di chi l’ha scritta a poter condizionare la risposta.

     Frattanto non è che siano mancate inchieste e marchingegni rivolti a capire perché la poesia “non incontra il favore del pubblico”. Infatti da tali ricerche la costante che spicca tra le risposte è: ” Non leggo poesia perché il verso m’inibisce”. Insomma, poiché la poesia in una scrittura creative o c’è o non c’è, perché non riconoscere che, appunto, il verso è nulla? A questo tipo di provocazione abbiamo invitato, qualche anno fa, il poeta nisseno Calogero Restivo. Ed è stato un successo! Per questa volta non di critica, come si suol dire e ripetere con riferimento a opera letterarie elogiate dai crtici, ma per i consensi dei lettori. Cioè di quella trancia di “pubblico” che si dichiara “inibito” di fronte alla presenza dei versi. Il timore che i versi siano spauracchio che esige la presenza chi ne commenti e spieghi contentuti e significati come nei giorni scolastici di allora. Questo discorso abbiamo rivolto alla sensibilità lirica di Carmelo Passanisi dopo aver letto le sue poesie avallate dalla sensibilità di un attento e raffinato lettore di proposte letterarie quale è Giuseppe Raniolo, eccellente autore di scritture creative che sono poesia di singolare valore personalizzato come immancabilmente è ogni scrittura creativa, ma con l’aggiunta di un’anima in più che è perogativa insita nel “genere” particolarissimo di creatività letteraria di Giuseppe Raniolo, più noto localmente come psicologo-piscoterapeuta.

   Ma eravamo a Passanisi e non possiamo qui farci distrarre dal fascino letterario proposto dal suo prefatore con “Gli ultimi saranno i pigri”. Eravamo al momento di un confronto tra un lettore di complesse esperienzeacquisite lungo tre quarti di secolo di “dialoghi” con la poesia, prima ancora che con i suoi stessi Autori. Un dialogo da cui Carmelo Passanisi si è manifestato (in parte o totalmente) convinto, al punto, intanto, di averne accettato il principio, come dimostra la sua avvincente silloge di liriche, quasi tutte “extra verso”.

   Resta a noi la coerenza verso una convinzione a favore di quanto ci sembra una ovvietà. Una logica che potrebbe essere più frequentata, mentre a Carmelo Passanisi, poeta, il diritto ad avere dalla sua un solido e più numeroso pubblico di lettori, che sicuramente approveranno il bene di una occasione letteraria e lirica per conciliare la propria oscillazione del gusto per la scrittura creative centellinando la bella poesia che ha fatto a meno del verso, appunto, per farsi meglio accettare, apprezzare, gustare e comprendere.

mg.