1. Mario Grasso è un esponente di spicco di una schiera irripetibile di grandi eruditi della letteratura siciliana che è nata, anche anagraficamente, nella prima metà del secolo scorso e si è sviluppata, in varie forme, fino ai giorni nostri. Questa, folta ma non vastissima, schiera di eruditi della letteratura siciliana ha, probabilmente, in Giuseppe Antonio Borgese, il suo precursore e attraverso Leonardo Sciascia, Antonio Pizzuto, Vincenzo Consolo, Sebastiano Addamo, Gesualdo Bufalino e, per quanto ci riguarda, Mario Grasso è giunto ai nostri giorni, lasciando tracce letterarie memorabili.
La grandezza di questa generazione di grandi eruditi isolani consiste nell’essere riuscita a fondere il proprio impegno letterario, narrativo e poetico, vissuto ai più alti livelli con la ricerca di una Sicilia misconosciuta, nel tentativo di rendere la letteratura siciliana autonoma rispetto ai grandi nomi del passato, soprattutto espressi da Giovanni Verga e Luigi Pirandello, entrambi scomparsi da più di un secolo.
La riuscita di questo tentativo è testimoniata da scoperte di Autori nascosti e orgogliosamente provinciali, ma rivelatori della vera anima letteraria isolana, tra questi mi pare opportuno citare, quantomeno semplificativamente, Angelo Fiore, Lucio Piccolo, Francesco Lanza, Bartolo Cattafi, Giuseppe Rovella e Turi Vasile.
Mario Grasso, dunque, è un esponente di primo piano di questa stagione memorabile del mondo letterario isolano e le parole che userò per lui, in queste pagine, si associano alla malinconia per la sua assenza, umanamente e culturalmente, incolmabile, malinconica e assenza attenuate dalla presenza e dalle iniziative meritorie di sua moglie Nives Levan.
2. Non è possibile citare, neppure sinteticamente, gli straordinari risultati letterari di Mario Grasso, raggiunti nel corso della sua lunghissima carriera di scrittore e di poeta, alcuni di questi è indispensabile ricordarli.
Mi sembra, anzitutto, indispensabile citare l’attività di poeta di Mario Grasso, che ha trovato il suo punto più alto, nei canti di Concabala, pubblicato dalla Casa editrice Scheiwiller di Milano nel 1987, in quest’opera, come in tutta la sua produzione letteraria, si compie una riflessione profonda sul senso dell’esistenza visto dalla parte dei marginali e dei dimenticati, con un percorso letterario di assoluto rilievo. Nella stessa, mirabile, direzione, mi piace citare Vocabolario siciliano del 1989, Cruccheri del 2002, Tra compiute Lune del 2003, Algebre e sigilli del 2021.
Altrettanto straordinario mi sembra l’impegno di “editore” e saggista di Mario Grasso, portato avanti anche attraverso la Casa editrice Prova d’Autore che costituisce un esempio fulgido di ricerca narrativa e saggistica nel panorama letterario isolano, intesa nel senso al quale ci si riferisce in apertura di questo intervento, ed è soprattutto sull’attività saggistica di Mario Grasso che vorrei concentrare queste brevi riflessioni.
3. L’impegno saggistico portato avanti da Mario Grasso in tanti decenni è fondamentale per comprendere il suo incomparabile spessore intellettuale e la sua multiforme attività letteraria, essendo il nostro autore confrontato, nel corso della sua lunghissima attività, con innumerevoli temi culturali, civili, politici e religiosi, affrontati sia come saggista, sia come editore.
L’attività saggistica di Mario Grasso, infatti, costituisce la riflessione intellettuale di uno straordinario erudito, siciliano ma non provinciale, portata avanti attraverso un’analisi acuta sul senso dell’esistenza, che ha il suo contraltare letterario nelle sue riflessioni poetiche, sopra citate, dove emerge l’amore dell’Autore per le figure “periferiche” e per i luoghi più nascosti della nostra Isola, dove tali personalità trovano il loro spazio di sopravvivenza, questi ultimi, a loro volta, sparsi sul territorio siciliano in una sorta di arcipelago del pensiero siciliano.
Queste riflessioni nascono dalle esperienze personali e intellettuali di Mario Grasso che si diversificano, come in Occasioni del 2016, I luoghi del genio del 2019, Campanili siciliani del 2022 -, in memorabili raccolte di saggi, che si differenziano a seconda che si sviluppino a ridosso di vicende vissute dall’Autore ovvero che siano rielaborate a distanza di tempo dai fatti, con un approccio retrospettivo.
Ci si trova, in questo modo, di fronte a esperienze di vita multiformi, che compongono un mosaico esistenziale, intellettuale e culturale, stratificato nel tempo, Questo stratificato mosaico, a sua volta, è alimentato dagli incontri dell’Autore con le grandi figure intellettuali italiane – alcune note, altre meno note – con cui si è confrontato nel corso della sua vita di Autore ed editore, come Leonardo Sciascia, Stefano D’Arrigo, Sebastiano Addamo, Luciano Erba, Angelo Fiore, Giuseppe Pontiggia, Roberto Sanesi, Manlio Sgalambro e Stefano Lanuzza.
4. Nell’ambito della vasta e originalissima produzione saggistica di Mario Grasso occorre fare riferimento a un ulteriore, fondamentale tassello del percorso compiuto di questo straordinario erudito siciliano, quello delle isole culturali siciliane.
Il riferimento alle isole culturali siciliane costituisce il momento di una riflessione sulla cultura e sulla letteratura isolana più ampio, che affonda le sue radici nell’amore dell’Autore, per un verso, per gli sconfitti e i dimenticati – di cui si è detto a proposito delle opere, letterarie e saggistiche, citate nei paragrafi precedenti -, per altro verso, per il luoghi dell’anima culturale siciliana, dove, molto spesso, le personalità più vivide della cultura isolana – non sconfitte ma inevitabilmente marginalizzate, come si è detto, anche nel titolo, “periferiche” – trovano il loro unico e possibile spazio di sopravvivenza che altrimenti viene loro negato.
A queste isole culturali siciliane Mario Grasso ha dedicato ampio spazio del suo percorso saggistico, reso ad esempio evidente da I luoghi del genio, spesso permeato di questa ricerca dei luoghi dove l’anima culturale siciliana è riuscita a emergere prepotentemente grazie a condizioni che altrove non sono riscontrabili. In questa panoramica dei luoghi del genio siciliano Mario Grasso comprende Mineo, Comiso, Palazzolo Acreide, Chiaramonte Gulfi, Lentini e Carlentini, Modica.
Mario Grasso, infatti, associa a ciascuna di queste località siciliane, descritte in tanti suoi interventi saggistici, alcune espressioni del genio artistico siciliano, che è opportuno, brevemente ricordare: a Mineo vengono associati: Luigi Capuana, Giusepppe Bonaviri, Croce Zimbone e Gino Raya; a Comiso vengono associati: Salvatore Fiume, Gesualdo Bufalino, Nunzio Di Giacomo, Angela Vona, Salvatore Adamo e Adalgisa Li Calzi; a Palazzolo Acreide: Antonino Uccello, Giuseppe Fava, Francesco Gallo, Giuseppe Rovella e Giuseppe Carracchia; a Lentini e Carlentini vengono associati: Gorgia, il notaio Jacopo da Lentini, Sebastiano Addamo e Manlio Sgalambro; a Chiaramonte Gulfi: Vincenzo Rabito e Serafino Amabile Guastella; a Modica: Salvatore Quasimodo, Vitaliano Brancati, Grazia Dormiente e Giancarlo Poidomani,
5. Un discorso a parte meriterebbe la riflessione sul piano saggistico, ma naturalmente anche letterario, dello stile utilizzato da Mario Grasso. A una prima lettura soprattutto i suoi saggi sembrerebbero scritti da un epigono gaddiano, anche se, a un’attenta lettura, penso che il libro presenti echi più arbasiniani che gaddiani. Si tratta comunque di una sorta di superfetazione letteraria, perché, essendo Alberto Arbasino, come lui stesso si definisce, un nipote di Gadda, il discorso, in fondo, ha un’importanza relativa, attesa la vastità della sua produzione saggistica. Forse Mario Grasso preferirebbe definirsi un epigono di Stefano D’Arrigo, ma sinceramente il tono brillante e splendidamente semiserio utilizzato dal nostro Autore me lo fa collocare in un’area lontana da quella darrighiana, troppo epocale e lontana da quest’opera.