- Di lei dei suoi giorni di governatore in carica, non dimenticherò gli esagerati strombazzi e i commenti televisivi in peana trionfalistici, per quella storica (storica si, per i siciliani più attenti) esibizione in costume e dalla cintola in su, nel mare di Tusa, la cui trasparenza invernale consentiva al Suo corpo di battere il confronto con quello del Farinata degli Uberti dantesco, visibile, quello di Farinata, solo dalla cintola in su, appunto. Mentre la accogliente limpidezza delle acque sottostanti il complesso alberghiero dei suoi anfitrioni, consentiva agli spettatori con telecamere e alle relative immagini in pasto pubblicitario al mondo intero, di poter godere dell’interezza della Sua figura di governatore di Sicilia in carica, in costume di bagnante invernale a Tusa.
Emerito ex governatore Crocetta, per lo stesso fatto che Lei è stato per una intera (e infelice) legislatura governatore della Sicilia non mi colgono da indifferente le Sue apparizioni in occasione di confronti e dibattiti che mi capita di seguire dal piccolo schermo domestico. Non Le celo lo stimolo di una banale curiosità di minima caratura, che è poi forza d’inerzia d’un probabile istinto sadico, quello di cogliere nei Suoi comportamenti di perdente, gli aspetti umani che, finalmente, mi potessero lumeggiare sulla Sua ambigua personalità politica. Detti dell’esperienza popolare, infatti, mi hanno insegnato a misurare la “tenuta” di un uomo osservandone le reazioni al vino, e ai momenti di sconfitta. Quest’ultima contingenza, largamente annunciata da pregressi e altrettanto abbondanti segni, è infatti arrivata per Lei. E meno male, direi. Meno male anche per Lei, perché il posto che Lei ha ricoperto per una intera legislatura, appunto, qualche pericolo non ha mai smesso di costituirlo: non occorre sia proprio io qui a rammemorare che fine hanno fatto fare all’indimenticabile presidente Piersanti Mattarella. Insomma a lume di un deprecabile calcolo di probabilità, poiché la mafia non perdona e non fa sconti, il pericolo di una carabinata poteva essere incluso nel conto a carico di uno come lei, con la fama di trascorsi da sindaco di Gela, additato come antimafia.
Risateeee, lei direbbe,reagendo a questa tragica mia battuta. Ma, sa com’è, tra le norme del codice mafioso spicca quella del pazzo: “Sulu lu pazzu canta e sulu lu pazzu campa”. Anche per questa mia osservazione lei mi potrà ribattere che non è mai stato al festival di Sa Remo. Risposta che non mi farebbe cambiare di parere. Ma lasciamo perdere, lasciamo ad altre meditazioni questo argomento pur tanto semplice quanto inconfutabile. Torniamo piuttosto al suo attuale comportamento da ex governatore della Sicilia. Che, mi creda, e glielo potrei giurare, non Le si addice e non le giova.
Le sue invettive politiche contro Renzi (le anticipo che non sono renziano, non potrei esserlo, né esserlo stato negli anni del carro del vincitore, in forza dei miei principi di rispetto per le tradizioni e per chi con l’esperienza dei propri tanti anni apprezza e applica l’esperienza. Renzi mi ha disturbato con l’usta che si è lasciata dietro sbandierandosi “rottamatore”. Brutto segno, esimio ex governatore Crocetta, brutto segno foriero di barbarie per chi sa, da sempre, che la esperienza popolare ammonisce a non andare da un medico giovane nei momenti di pericolo per la salute. “Medico vecchio e farmacista giovane”, perché il medico anziano, tra teoria e pratica, ha accumulato tanta esperienza da aggiungere alla scienza, quindi bisogna andare dai medici vecchi per farsi curare bene. Vecchi da evitare al momento di presentarsi dal farmacista con la ricetta, perché quello è il momento in cui occorre una vista perfetta di giovane, che possa leggere bene quanto è prescritto. Cosa che potrebbe tornare difficile per la vista malferma di un farmacista dagli occhi menomati fisiologicamente, proprio per effetto dell’età avanzata.
Rottamatore! Voce tragica con cui è stato trasferito il significato da applicare alle cose all’accezione da applicare all’umanità. Brutto segno. E sappiamo, tutti fin dai tempi dell’odiato(non da me) latino che sono proprio le parole la conseguenza delle cose, dei fatti, delle azioni.
Proprio nel momento in cui il Paese aveva impellente bisogno di un Medico vecchio il paladino umano che lo rappresentava veniva additato col significante caro al linguaggio merceologico a elemento da rottamare e di fatto rottamato e arruotato dal carro del vincitore. In omaggio al principio del popolo mostro senza testa in attesa di chi passa e gliela presta. Rottamare!