“Invasione” di qua e “puttane” di là ed è novembre 2018. Da qualche parte piove, da qualche parte no.

Io ho consumato la mia solita un po’ deprimente colazione con ritardo, perché chissà, tra luce blu dello smartphone e gli standby della vita, la sveglia suona come al liceo.

Ho silenziato la tv questa volta: sarà stata l’ora ma nessuno aveva davvero nulla da dire. La tazza in una mano e “Cos’è poesia” di Giulia Niccolai nell’altra: il paradosso del pensare a sto punto parliamo di cose serie.

Un ragnetto insistente dondolava alla mia coda dell’occhio. Un ragnetto – si dondolava – sopra il filo – di una ragnatela – trovando la cosa – alquanto interessante… cercai di acchiapparlo prima che andasse a chiamare un altro ragnetto.

«In una delle sue prime raccolte di poesia, credo in Sasso appeso, Balestrini menziona un tergicristallo».

Un ragnetto mi stava appeso all’orecchio / al ciuffo / all’asticella degli occhiali da lettura. Il mio pugno afferrava il vuoto che insistentemente sostituiva il ragno. Ho scompigliato i capelli. Ho tolto gli occhiali per esaminarli a vista. Ho strofinato l’orecchio. Ho lisciato a sinistra le ciglia.

Un ragnetto – si dondolava – sopra il filo… della mia pazienza! Ho scompigliato i capelli tolto gli occhiali strofinato l’orecchio lisciato le sopracciglia. Stavo lisciando la coda dell’occhio quando ho scorto la coda del cane.

Dietro di me, il mio cane scodinzolava, mentre l’ondeggiare si rifletteva sull’estremità dello specchio della mia lente, che io scorgevo al margine del mio campo visivo.

Sospirando ho abbassato lo sguardo, per leggere quali versi di Balestrini citava la Niccolai. «Ma dove stiamo andando col mal di testa la guerra e senza soldi? / Oltre il tergicristallo ronzante? denotando una reale / e comune volontà di riscatto? che sciocchezze! (né la folla / di sghimbescio parve notare, tutti compresi nei loro / piedi».

Giulia Sottile

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