RICHIAMI DI LUOGHI DI SICILIA: CACCAMO. di Mario Grasso.

 

 

RICHIAMI DI CACCAMO

 

 

Da Caccamo non ci si trova a passare, a meno che non si debba improbabilmente andare a Roccapalumba. Ma chi non vi è mai stato, come è capitato a me, ammette che vi si possa risiedere bene: aria pura di collina, strade pulite, aura di sana antichità, abitanti inclini all’accoglienza e generosi. Tutte qualità non sempre né dovunque godibili. Come capita a quanti confidano nella prima sensazione che un luogo trasmette fino a suscitare entusiasmo per esprimere con altrettanta estemporaneità emozioni e ricordo, a costo di ignorare parti di maggiore spicco pur note e presenti, di cui però non avevano avuto tempo e modo di conoscere la presenza, così capita a me nel ripetere quanto fugacemente acquisito in pochi minuti di attraversamento in auto e in un paio d’ore trascorse nell’auditorium san Marco gremìto di cittadini convenuti per rendere omaggio al quarantenne caccamese  Pietro Esposto,scrittore esordiente e di buone promesse.

      Scarna pretesa dunque quella di adeguare gli appunti di un resoconto a quanto, in ora tra tarda sera e prima notte si è visto. Si dovrà parlare più di quanto si è intuito che di quanto resta da visitare, osservare, indagare, cominciando dalla storia dell’imponente castello che domina sull’intera vallata. E sono almeno tre i momenti che sento di potere annotare, presupponendo la riserva di tornare a Caccamo. In fondo l’auto-invito è agevolato dalla breve distanza rispetto allo svincolo autostradale di Termini Imerese, da cui la graziosa città può essere raggiunta attraverso una comoda strada che, a gomiti e giravolte s’inerpica per otto chilometri, offrendo a chi non è impegnato nella guida panorami mozzafiato.

      Lo scrittore  e il suo libro, un romanzo opera prima, dal titolo Acquamara, non proprio incoraggiante come nome quanto lo è, invece, l’intera trama e la stessa scrittura camillereggiante in coerenza con la parlata locale, sono stati dunque motivo di questa visita a un angolo di Sicilia che compensa in vari  modi e abbondantemente chi vi giunge, sia pure da sconosciuto, oltre che da “forestiero”. Pensando al proposito di tornarvi per qualche intera giornata adesso scopro che non mi sono procurato indirizzi, telefoni e recapiti di posta elettronica di alcuno. Dovrò ricorrere a una triangolazione collegandomi con l’attuale residenza milanese dello scrittore, che a feste finite sarà tornato al suo lavoro di pubblicitario e ai suoi nuovi impegni di scriba-narratore. Ricaverò dunque dalla cortesia di Pietro Esposto le informazioni necessarie per raggiungere,intanto, almeno Domenico Rizzo che ha fatto dono del volume con il suo saggio storico sul complesso bandistico della cità di Caccamo, a me e a Giulia Sottile,la giovane e nota scrittrice condirettore di Lunarionuovo (www.lunarionuovo.it) che ha presentato il romanzo e ha svolto una puntuale e acuta analisi critica sui pregi dei suoi contenuti e le contaminazioni linguistiche della forma.

     Un saggio storico, quello di Domenico Rizzo che partendo dalla data di fondazione del primo corpo bandistico locale (1789) ripercorre, con esemplare chiarezza e minuziosa documentazione di atti pubblici e di fotografie, le itineranti presenze e la prestigiose attività artistico-musicali del corpo bandistico in tutto il mondo, se così sia esatto dire alla luce delle testimonianze fotografiche e cronachistiche sulle trasferte e i successi  nazionali e internazionali, fino a oltre oceano, della benemerita istituzione caccamese, di cui lo stesso Rizzo è attualmente componente e dirigente. Inoltre Rizzo è impegnato da attore con una locale compagni di teatro, e in tale veste ha interpretato in tandem con l’alttrettanto bravissima Saveria Sarcinelli alcuni brani di Acquamara, accompagnati dalle note della pianista prof. Marilena Anello.

     Di altro genere l’approccio con Raimondo Canzone, presente nell’auditorium con i prodotti eduli della sua Antica Macelleria Canzone che esibiva un elegante tavolata di “Carni e salumi di qualità” in omaggio al “Gusto della tradizione locale”risalente e targata 1918. Raimondo è di per se un motivo onomatopeico al cognome di famiglia, un’indole affabile che lo rende, fin dall’approccio, come conosciuto da sempre, e non solo per la eleganza del suo tratto umano quanto per la distanza che proprio il suo tratto di comunicatore raffinato, e spontaneo a un tempo, lo pone agli occhi dell’interlocutore che coglierà tra persona, gestualità e discorrere più le qualità di un esperto in pubbliche relazioni che il titolare di una antica macelleria ereditata come impresa di famiglia.

     I prodotti eduli in mostra vanto dell’Antica Macelleria Canzone,  che adesso si identifica con Raimondo sono a loro volta una attrattiva per buongustai di autentica coerenza, ai quali l’azienda artigiana caccamese offre dalle salsicce pasqualore piccanti e non, a tutta una dinastia di salumi: al pistacchio, alle noci, al grana fine, al vino!!! E per non dire del Capicollo, alla Pancetta stesa stagionata, al prosciuttino anh’esso stagionato come lo è il Lardo… etc, etc. Faceva da pendant al tavolo dei salumi quello dei dolci locali, anch’essi forte attrazione per i buongustai e per intenditori capaci di distinguerne la identità particolare.

   Abbastanza emozioni per un ospite etneo volante lusingato dalla calorosa accoglienza e un poco compiaciuto per avere tenuto a battesimo, in una con Giulia Sottile, un autore promettente. E per avere individuato un nuovo posto in un luogo antico, adatto a poter ospitare qualche occasione culturale d’alto livello e in chiave siciliana, idonea a esaltare della isolata Caccamo le curiosità storiche, i monumenti,le tradizioni, l’affabilità dei suoi abitanti, nonché i sapori della singolare tradizione locale.

MG.