I TESTICOLI DELLA BUFALA. di Mario Grasso

I TESTICOLI DELLA BUFALA

ovvero

In Italia la gente non sorride più

     Nel 1970 un servizio sulla capitale partenopea su un importante rotocalco nazionale aveva per titolo una malinconica notizia: “A Napoli la gente non sorride più!”. Superfluo aggiungere che nel volgere della stessa settimana in cui era apparso in Italia l’argomento fece il giro del mondo con il medesimo titolo versato nella lingua del Paese servito dall’organo di stampa che riprendeva, ricolorando e aggiungendo, il succulento discorso su Napoli e i napoletani divenuti improvvisamente catatonici.  Manco a dirlo quanta fantasia venne spesa dai corrispondenti stranieri accreditati. Basterà ricordare che nel più diffuso quotidiano americano la notizia apparve con un commento d’illustri specialisti in materia di stati patologici collettivi, specialisti che non si peritarono di attribuire il fenomeno (?) a qualche misteriosa sostanza chimica sciolta nei serbatoi dell’acquedotto della città. Insomma la notizia fece notizia per qualche settimana. Poi qualcuno, una firma che qui non nomino, un poco per pudore e un poco per non suscitare scalpori da stupori e incredultià, qualcuno, dico, si assunse  peso e tracotanza di smentire con un bel servizio-inchiesta pubblicato su Paese Sera e intitolato: “Napoli l’eterno sorriso e l’eterna canzone”.

     Senza ricorre agli stessi armamentari dell’inchiesta e dell’approfondimento di quella volta, oggi, primi giorni del 2018,  si potrebbe affermare senza probabilità di smentite, che quel titolo-bufala su Napoli imbronciata potrebbe essere copiato per intero cambiando solo il luogo della gente priva di sorriso, nazionalizzandolo.       Un’Italia immalinconita e persino litigiosa, un Paese preda di frustrazioni politiche, economiche, professionali nel quale la stessa voglia di sorridere è venuta a mancare. Un’Italia che respira aure di risentimento, e di sospetti. E non aggiungo che adesso, con l’oroscopo cinese che pone il 2018 sotto il dominio del Cane, non ci sarà da fidare in miglioramenti, infatti il fedele amico dell’uomo viene presentato dalle didascalie zodiacali orientali come il simbolo dello stare in guardia, del reagire latrando a qualsiasi rumore.

     Un vento di malinconia che inibisce anche il senso dell’ordinaria ironia, che fa rimuovere anche la capacità di cogliere il ridicolo, che pure abbonda persino nei comportamenti dei governanti. E a proposito di politici e governanti parlamentari e consiglieri regionali compresi, non è che manchino personaggi e azioni disponibili a sollevare lo spirito e a indurci al buon umore fino alla ilarità: in Sicilia questa iniziativa di sollevare gli spiriti l’ha messa in pratica l’onorevole Cateno De Luca, il quale, sotto le recenti feste natalizie ha imbracciato una ciaramella e dopo essersi fatto, ufficialmente, assegnare un appartamento adatto all’uopo della sua esibizione melodico-pastorale, ha eseguito un concerto da poter fare impallidire il “Concerto di Capodanno” che puntualmente annualmente trasmette la Rai in diretta dall’Auditorium viennese. Un concerto per sollievo e gioia di tutti i siciliani immalinconiti, risentiti, delusi, incapaci anche loro di sorridere. Ma lasciamo stare la zampogna dell’onorevole De Luca, il cui lieto vibrare melodico-pastorale  è stata fruito da limitata audience. Un pidocchio a confronto con la bufala enorme della falsa cronaca proposta da un quotidiano e ripresa da altri organi di stampa, sulla vicenda boccaccesco-duemila di un testicolo umano in tazza di ceramica con cui la vittima di un maldestro morso erotico della focosa moglie si era presentato al pronto soccorso di Vattelappesca per farsi ripristinare il guasto.

     Come spiegare che è stata una occasione unica per enormità e carica di lepidezza a effetto universale che ha mancato tutti i bersagli. È stata addirittura presa sul serio! Prova ne sia la mancanza d’uno straccio di smentita.

     Niente da fare, dopo cotanto scuotente prova non ci sono più dubbi:  in Italia la gente non sorride più, nemmeno se le mostrano i testicoli dentro tazza di ceramica di una bufala elefantiaca.

Mario Grasso