CONTINUAZIONE DEI CONFRONTI SUL TEMA "SOVRAPPOSIZIONI" . INTERVENTO di Antonio Leotta.

Continua l’interesse e prosegue il dibattito sul tema “Sovrapposizioni” che oltre a essere stato oggetto di confronti su Lunarionuovo di novembre 2017 (cfr.www.lunarionuovo.it) è stato ripreso in occasione delle riunioni del Gruppo C.I.A.I. e di novembre e di dicembre. Ma i confronti non si sono esauriti infatti abbiamo qui ospitato (19 dicembre 2017) il nuovo chiaro contributo di Giulia Sottile, su cui adesso giunge ulteriore intervento di Antonio Leotta, che a suo tempo ha proposto e stimolato l’interesse per il tema. Lo pubblichiamo integralmente, dichiarando riaperto il confronto e la disponiblità di Ebdomadario a pubblicare gli interventi. (indirizzare a. provadautore@iol.it)

 

 

A proposito di “sovrapposizioni” di Giulia Sottile

di Antonio Leotta

La postilla di Giulia Sottile dello scorso 19 dicembre pone una serie di osservazioni interessanti cui vorrei dare seguito.

La postilla apre degli interrogativi a partire dalle cosiddette “sovrapposizioni” tra due diverse forme artistiche. In una mia precedente riflessione, intitolata “trasposizioni”, pubblicata su Ebdomadario l’8 agosto scorso, avevo accennato al tema che ho chiamato “sovrapposizioni” con specifico riferimento alle forme espressive del brano musicale e del testo poetico, facendo l’esempio della canzone. In quello scritto sostenevo: “Le sovrapposizioni riguardano l’accostamento “sincronico” di più forme espressive, come, nella canzone, quello di un testo poetico ad un brano musicale, dove la musicalità di quest’ultimo prevarica spesso su quella del testo poetico”. Cfr: http://www.provadautore.it/?q=node/920  Tuttavia, la definizione data del termine sovrapposizioni lascia un certo margine di indeterminatezza. Nel definire la sovrapposizione tra due forme espressive, non è chiaro quale delle due forme si sovrappone all’altra. In particolare, nel proporre l’esempio della canzone, non è ovvio che debba essere la musica a sovrapporsi alla poesia. Questa criticità mi è stata suggerita, implicitamente, dalla lettura della postilla di Giulia Sottile, poiché specificare quale forma si sovrappone all’altra può avere degli effetti sull’abilità ad ascoltare l’opera composta dall’insieme delle due forme, che sia una canzone, un’opera lirica, una poesia accompagnata da un brano musicale, o altro ancora.

Se l’abbinamento riguarda un brano musicale e un testo poetico anteriore al brano e noto all’ascoltatore, l’effetto sull’ascolto potrebbe essere diverso rispetto al caso in cui l’ascoltatore non conosce né il brano musicale né il testo poetico.

Non entro nel merito dei concetti scientifici che sarebbero alla base dell’esperimento proposto da Sottile volto all’esame dell’abilità di un soggetto a svolgere un doppio compito contemporaneo, come l’ascolto di una canzone. Nell’ascolto di una canzone il doppio compito sarebbe dato dall’ascolto contemporaneo del testo poetico e del brano musicale. Ma un doppio compito si avrebbe anche nell’ascolto di un brano musicale che accompagna la visione di un film. In quest’ultimo caso, però, come specificato da Sottile, il doppio compito sarebbe contemporaneo ma coinvolgerebbe due distinti canali percettivi: quello uditivo e quello visivo. L’ascolto di una canzone, invece, coinvolgerebbe uno stesso canale: quello uditivo. Le due forme espressive, del testo poetico e del brano musicale, che compongono la canzone, venendo fruite dallo stesso canale, quello uditivo, rischiano di sovraccaricarlo. Ci si chiede allora, rispetto all’ascolto di una canzone o della recitazione di un testo poetico con accompagnamento musicale:

  1. Cosa rende differenti i due compiti di ascolto del testo poetico e del brano musicale?
  2. Il testo poetico e il brano musicale hanno diversi gradi di difficoltà di ascolto? Se intuitivamente potrebbero averla, come misurarla?
  3. Se l’ascoltatore avesse già ascoltato singolarmente il solo testo poetico, o il solo brano musicale, potrebbe esservi un effetto diverso sulla sua abilità di doppio ascolto rispetto al caso in cui non avesse mai ascoltato nessuno dei due brani? L’eventuale effetto diverso consisterebbe in una migliore o peggiore abilità di ascolto?

Sviluppando il punto 3., si potrebbe parlare di sovrapposizione generica tra un testo poetico e un brano musicale, nel caso in cui l’ascoltatore non conosca nessuno dei due brani. Se l’ascoltatore ha già ascoltato il solo il testo poetico; o solo il brano musicale, quale dei due si ritiene si sovrapponga all’altro.

 Concludo questo intervento condividendo l’auspicio di Giulia Sottile di un esperimento scientifico sul tema. L’esperimento avrebbe ad oggetto la differente abilità del doppio ascolto rispetto al singolo, declinando il doppio ascolto nei modi prima discussi. Un tale esperimento richiederebbe di distinguere appositi gruppi di soggetti da esporre al singolo o al doppio ascolto. I risultati potrebbero aiutarci a capire qualcosa in più sugli effetti della musica e della poesia sulle nostre percezioni.

Acireale, 29 dicembre 2017

Antonio Leotta