MANNIRA E TUNNARA CAMILLERANZATI - di Mario Grasso.

MANNIRA E TUNNARA

 

Divagazione dedicata al regista Alberto Schironi,

alla conduttrice televisiva Sveva Sagramola e

allo scrittore Andrea Camilleri

   

 Il regista degli sceneggiati con il Commissario Montalbano, Alberto  Schironi, ospite, sere or sono della bella trasmissione Geo&Geo, condotta dalla bravissima Sveva Sagramola, ha informato con garbo e disinibite esaustività circa alcuni particolari della sua fortuna in Sicilia. E non sono mancati momenti davvero interessanti della esposizione. Interessanti anche perché a un siciliano di Sicilia non può che far piacere l’ascoltare criteri di scelta, apprezzamenti e distinguo che un regista d’origine lombarda (Busto Arsizio), ha applicato ad argomenti, personaggi e scenari di un canovaccio a sua volta redatto da altro siciliano doc, quale è Andrea Camilleri. Un piacere che diventa gratificazione quando l’informazione passa dai temi relativi ai colori del paesaggio e delle scelte centratissime (per altro divenute già mitiche) di contrade e rispettive immagini ruotanti intorno alla corte del Commissario Montalbano, al tema linguistico, e fino a mettere sotto microscopio il significato di una voce del dialetto siciliano: mannira.

    Ci si inorgoglisce fino a sentirsi un poco gonfiare qualche parte del corpo, constatando come un artista di origine lombarda, e di chiara fama costruita sui meriti, fa tracimare la propria competenza in direzione filologica ed esegetica rispetto a una voce significante come mannira, appunto. Parola negletta, come negletto il verbo ammannarari arrivato nel vocabolario siciliano per dare nome a un recinto a cielo aperto per pecore, capre o buoi. Recinto che oramai non usa più in alcuna parte della Sicilia, infatti ‘a mannira è un recinto quasi sempre improvvisato, che prevede per cupola il cielo, fin dall’origine della sua storia di parola. Una storia che, probabilmente all’ottimo regista, sfuggiva o, forse lui, lombardo, di una regione civilissima come la Lombardia, non poteva immaginare patrimonio linguistico di una regione di bassa macelleria, come spesso la gens del nord della Penisola classifica la Sicilia. Ed è proprio su questo particolare che, a prima vista, potrebbe sembrare folkloristico, che s’impone la conoscenza dei voli brevi della quaglia. Sfugge. e non per malafede ma semplicemente per mera ignoranza, il dato certo che la Sicilia orientale (quella del Commissario Montalbano con regia di Alberto Schironi) è stata colonia greca prima e romana in seguito, e non perché lo prova la parola dialettale mannira che deriva dal greco mándra e significa recinto per bestie. La stessa voce spesantita dall’accento sulla prima vocale, è passata quindi al latino (mandra) con significato un poco più esteso, infatti, alla primaria accezione del greco, “ luogo chiuso e a cielo aperto, per animali”, venne aggiunta quella di poter indicare lo stesso insieme degli animali non recintati, colti nel loro momento di libertà al pascolo, alle transumazioni stagionali, etc. Ne è scaturita la voce mandria, accolta nel vocabolario dell’italiano. Voce che non traduce il significato del fonema dialettale mannira, perché questo è rimasto legato alla sua radice significante greca di “recinto per bestie”.

    Ma perché tutto questo mio dissertare sull’acqua calda? Perché nella foga del camilleranzare sui luoghi scelti per l’ambientazione dei racconti dello scrittore empedoclino, l’ottimo regista della serie televisiva Commissario Montalbano, non si è peritato di catalogare la voce mannira del dialetto siciliano come qualcosa da lucidare come occasione linguistica misteriosa; ha infatti adombrato che sia il nome appropriato o da far calzare al complesso fabbricato della tonnara, (da tonno e ancora una volta dal greco thynnos) che è ben altra cosa, distante, linguisticamente-semanticamente e nel suo significato, misure planetarie rispetto alla mannira, recinto semplice e a cielo aperto per ospitare in sicurezza bestie e non per macellarle, come si fa per i tonni, dopo averli attirati tra labirinti di reti come vuole l’impianto e la tecnica delle tonnare.

     È spontaneo per la consuetudine di chi cavalca il successo, come per il caso televisivo di Andrea Camilleri e delle sue scritture, il sentirsi garantito dal successo medesimo, tuttavia  e con tutto il rispetto meritato e dovuto al regista Schironi, la prudenza, nel momento di trasgredire il suggerimento latino del ne sutor supra crepidam, non sarà mai troppa.

mariograsso