SU UMBERTO BARBARO ILLUSTRE ACESE DIMENTICATO DAI SUOI CONCITTADINI. di Mario Patané.

 

 

 

 

Umberto Barbaro “Nemo propheta in patria” Sarebbe ora di intitolare una strada di Acireale al grande critico

Di Mario Patanè (*)

 

Umberto Barbaro “Nemo propheta in patria” Sarebbe ora di intitolare una strada di Acireale al grande critico L’anno scorso, ad Acireale (Catania), in uno storico locale riaperto soltanto per pochissimo tempo, si è tenuto un incontro - da me promosso e condotto - relativo al cinema della splendida cittadina siciliana, al quale hanno partecipato - fra gli altri - Mario Grasso e Nino Genovese. Il primo, uomo di cultura che, negli anni Ottanta, ha contraddistinto con il suo impegno continuo la vita culturale di Acireale, già nel dicembre del 1984 aveva organizzato un interessantissimo convegno su Barbaro, al quale parteciparono Alessandra Briganti, Paolo Buchignani, Arcangelo Leone De Castris, Mario Musumeci, Mario Sechi, Lucia Strappini, Mario Verdone, Pasquale Voza; in tale occasione, l’opera di Barbaro venne scandagliata dai convegnisti: la Briganti parlando della “collaborazione con la rivista Occidente”, Buchignani di “immaginismo e neorealismo”, De Castris del “pensiero estetico”, Musumeci del passaggio “dalla letteratura al cinema”, Sechi della “civiltà narrativa degli anni Trenta”, Strappini del “narratore”, Verdone dell’”immaginismo”, Voza della “cultura realista tra vissuto e terza via”. Nel più recente convegno, invece, Nino Genovese, storico e critico del cinema e giornalista, oltre a soffermarsi sul cinema ad Acireale (tema portante dell’incontro), ha però parlato, giustamente, anche di Umberto Barbaro, vale a dire di questo illustre acese dimenticato, sul quale, in passato, aveva curato il volume di vari autori (oggi assolutamente introvabile), dal titolo Barbaro & Chiarini – I teorici del cinema dietro la macchina da presa (Messina, 1986). Ingiustamente dimenticato, ché Umberto Barbaro (nato ad Acireale il 3 gennaio 1902 e morto a Roma il 19 marzo 1959) è stato un grande intellettuale ed uomo di cultura, la cui attività poliedrica, iniziata con la letteratura (fu anche autore di due romanzi) e il giornalismo, si è poi spostata verso il cinema, di cui cominciò ad interessarsi sistematicamente intorno al 1931, quando Emilio Cecchi, nuovo direttore artistico della Cines, chiamò attorno a sé un gruppo di giovani d’ingegno, tra cui lo stesso Barbaro. Il quale, oltre a collaborare alla rivista «Cinematografo» diretta da Alessandro Blasetti e a tradurre importanti libri di grandi teorici e registi, come Vladimir I. Pudovkin, Béla Balazs e Sergej Ejzenŝtein, esplicò un’intensa attività di critico cinematografico “militante”, collaborando, tra l’altro, alle riviste specialistiche «Bianco e Nero» (di cui fu direttore dal 1945 al 1948) e «Filmcritica» (di cui fu tra i fondatori). Ma, oltre all’attività “teorica” e di traduzione, Barbaro ha dedicato al cinema anche il suo lavoro di docente presso il “Centro Sperimentale di Cinematografia” di Roma, per volontà di Luigi Chiarini, che lo difese quando il regime fascista voleva farlo licenziare per la sua vicinanza al Partito Comunista; e ai suoi studenti mostrava spesso il “mitico” “Sperduti nel buio” di Nino Martoglio (a tutt’oggi non più rintracciato), che, in seguito, avrebbe considerato un film anticipatore del Neorealismo (denominazione da lui stesso coniata). Non solo. Fatto poco noto, Barbaro passò anche dietro la macchina da presa, dirigendo alcuni documentari (“I cantieri dell’Adriatico”, “Carpaccio”, “Caravaggio”: questi ultimi due in collaborazione con il critico d’arte Roberto Longhi) ed anche un lungometraggio a soggetto, “L’ultima nemica”, risalente al 1937; senza contare i numerosi soggetti e sceneggiature: “Seconda B” di Goffredo Alessandrini (soggetto e sceneggiatura), “La peccatrice” di Amleto Palermi (sceneggiatura in collaborazione con Luigi Chiarini e Francesco Pasinetti), “Via delle cinque lune” (Chiarini, Pasinetti e Barbaro) “La bella addormentata”, entrambi regia di Luigi Chiarini (sceneggiatura Chiarini, Barbaro e Vitaliano Brancati), “Caccia tragica” di Giuseppe De Santis (sceneggiatura con lo stesso regista e Corrado Álvaro, Michelangelo Antonioni, Carlo Lizzani, Gianni Puccini, Cesare Zavattini). Nel corso della serata è stata pure lanciata la proposta, sino ad oggi inascoltata, di intitolare una via o una piazza a Umberto Barbaro, facendo notare come a Roma vi siano una via e una biblioteca recanti il suo nome e, inoltre, il Premio “Filmcritica” a lui intestato. In questi giorni, nella speranza di avere migliore fortuna, ho inoltrato alla competente commissione comunale, deputata a suggerire la toponomastica cittadina, la richiesta della intitolazione. Soltanto così si potrà rimediare, almeno in parte, al torto subìto da uno dei personaggi più importanti nati ad Acireale, che non sfugge alla regola sintetizzata nel noto detto latino: «Nemo propheta in patria»!

Mario Patanè

 

 

(*)  Riportiamo integralmente (meno le foto) questo studio di Mario Patanè, pubblicato in “Diari di Cineclub n. 31 -) Mario Patane, ideatore e direttore artistico degli “Incontri con il Cinema” di Aci Catena (Catania) dal 1985 al 1995, collaboratore della rivista del Comune di Aci Catena, appassionato cultore della storia locale, socio corrispondente dell’Accademia degli Zelanti e dei Dafnici di Acireale, ha promosso e organizzato i gemellaggi con le città di Ceuta (Spagna) e Campofiorito (Palermo). Nel 2011 ha collaborato al “Annecy Cinéma Italien, 29e Edition” e alla “32a Mostra de Valencia, Festival Internacional de Cine de Acción y Aventura”. Ha ideato e diretto, dal 2005 al 2011, la manifestazione “CineNostrum”, che ha visto come protagonisti: Vincenzo Cerami, Giuseppe Tornatore, Ennio Morricone, Carlo Verdone, Nicola Piovani, Ettore Scola, Christian De Sica. Per “Città del Sole Edizioni s.a.s” ha diretto la Collana “CineNostrum”.

 

Nella foto riprodotta nell’originale è documentato un momento del Convegno di studi organizzato dallo scrittore Mario Grasso nel dicembre 1984 ad Acireale, di cui sono stati pubblicati gli atti nel numero monografico di Lunarionuovo del maggio 1988. Sono presenti nella foto Elvira Seminra, Lorella Frasconà, Mario Verdone, Luisa Trenta Musso, Antonio Di Grado (in piedi), Paolo Buchignani, Mario Grasso,Arcangelo Leone De Castris.