EPICEDI E PEANA NELLA SICILIA DEGLI ASTENUTI. di Mario Grasso.

Il PD di Sicilia  è morto! Viva il PD di Sicilia!  Parodiare il grido dei sudditi che invocano la memoria del re morto nella versione popolare della tradizione cara ai perdenti, è però una valvola di sfogo estemporanea, e per molti suoi aspetti salvifica se si punta sull’ordinario della vita che continua. Purtroppo la Sicilia non meriterebbe certi epicedi ma nemmeno certi peana. E non solo perché sia sempre meglio rifuggire dalle occasioni in cui gli estremi si toccano, ma proprio perché gli estremi non riuniscono, si toccano e basta.

      Noi affezionati alla paremiologia come saggezza che è distillato di esperienze secolari, vorremmo essere aiutati a trovare il detto sapienziale più adatto a diagnosticare il male subdolo e perpetuo che rode costantemente alla base gli organi pur forti e sani delle potenzialità dell’Isola Sicilia, che ha risorse da vendere tra beni culturali ed ecosistema e suoi privilegi che potrebbero cominciare con le risorse che offre il mare e quelle generose del sole e del clima. Manca la sensibilità? Eppure, se fosse proprio solo così non sarebbe difficile seminarla, coltivarla e accompagnarla nella crescita, come è compito esclusivo della Scuola. Compito e non solo dovere. Infatti la parola “dovere” può indurre in stimolo di ripulsioni l’indole di chi non è sempre disposto a svolgere il compito che gli è stato assegnato, fosse  per sua scelta.

    E i compiti sono come gli esami, che non è perché quella volta lo ha scritto De Filippo se dobbiamo ammettere che  “non finiscono mai”.  Quello di esercitare il diritto al voto fa parte dei compiti di una società civile organizzata democraticamente. In una società insensibile a questo suo diritto-dovere, cioè “compito”, qualcosa non funziona bene. Né occorre aggiungere quale stato di aggravamento patologico dimostra una società come quella che domenica cinque novembre in Sicilia, condizioni climatiche ottimali in tutta l’Isola; non si è peritata di rifiutare l’adempimento del campito fondamentale di recarsi a esprimere il proprio voto in misura superiore al 50% dei suoi aventi diritto.

    La nostra sarebbe una banalissima lagna se non fossimo consapevoli della scusa cui ricorrono gli astenuti. “Non hanno più alcuna fiducia nella politica e nei suoi rappresentanti”. Viva la sincerità, si potrebbe rispondere. Ma tale risposta resterebbe monca se non si aggiungesse che la condotta degli astensionisti produce l’elevare a potenza il danno. L’astenersi dal votare fa pronunciare un “tanto peggio tanto meglio”

anche a chi non ci aveva fatto caso di averlo esibito con il proprio comportamento autolesionista. Ed ecco perché l’esortazione a inculcare quali vantaggi comporta per ciascun cittadino elettore l’esercizio del voto dovrà essere compito (torna la voce compito) della scuola e dei suo responsabili.  A questo punto non resterebbe che RI-scoprire quanti altri elementari e imprescindibili compiti sono naturalmente e, appunto, imprescindibili di esclusiva competenza della Scuola. (Risate!!!!)

 

2. Se chiudiamo gli occhi e, per qualche momento,  rivediamo i vari film delle ore seguite alla conoscenza degli esiti della campagna elettorale in Sicilia, probabilmente qualche moto di ilarità ci solleverebbe da parte dell’indignazione spontanea. Quale reazione ulteriore? Meglio nessuna. Ci sarà da stimolo prendere atto e aspettarsi il meglio dallo stato delle cose, dei poteri e dei fatti. Questo sarebbe già un primo cenno di saggezza da opporre alle lagne del “piove governo ladro”, saggezza perché di una medicina già ingerita bisognerà avere la coerente pazienza di aspettare gli esiti. E intanto vigilare su quanto giova a che certe deficienze non abbiano più a verificarsi.

mariograsso