BRETELLINE ROSSO-SANGUE

IL CASO FUSCHI
Salvatore Genovese, con un linguaggio semplice, diretto e asciutto, aggancia il lettore con immediatezza riuscendo anche a coinvolgerlo emotivamente, avvicinandolo allo stato d’animo di ogni personaggio. È quello che accade quando ci viene raccontato, per esempio, del pianto liberatorio di un padre che vuole mostrarsi forte dinnanzi alla famiglia ma su cui grava il senso di impotenza; accade nelle lettere, riportate dall’Autore con testuali parole tratte dalle originali (anch’esse documentazione da cui ha attinto), scritte dai rapinatori – su fogli «a quadretti, come quelli in uso alle elementari» quasi in rappresentanza di un pensiero esso stesso rimasto elementare – e, in risposta, da Pietro Fuschi e da cui traspare in tutta la sua concretezza la realtà linguistica locale a cui tutti i personaggi appartengono, col loro tentativo di parlare e scrivere nella lingua di comunicazione nazionale in cui si intromettono inevitabilmente inflessioni ed espressioni caratteristiche, errori ortografici e grammaticali propri di una determinata categoria socio-culturale e adattamenti del dialetto all’italiano o italianizzazioni, contribuendo a rendere lo spaccato storico narrato ancor più realistico. «(…) penzate che ha da due mesi che in casa mia si piance abbiate pietà di noi penzate che io ho uscito £100.000 senza ricevere niente». Ma il coinvolgimento emotivo è raggiunto anche attraverso il ricorso a intermezzi in flashback che recuperano momenti di vita “in vita” del piccolo Alfredo, come i giochi con gli altri bambini e spicca, a rievocare il conflitto, il riferimento al nostrano Teatro dei Pupi nel simulare un combattimento con spade costruite con cartoni riciclati. La spada di cartone come istinto a voler comprendere la vita ma incapacità di ferire, propri dell’infanzia con la sua ingenuità.La fedeltà storica e culturale a un territorio emerge anche figurativamente dalle immagini che mettono in scena una Sicilia che oggi consideriamo un po’ folklorica nella misura in cui si va estinguendo. Mi riferisco, per esempio, alla tradizione culinaria, che passa anche per mestieri ormai leggendari come ‘u caliaru che ti vende ‘u cuoppu con la simenta (i semi di zucca salati e essiccati); le pecorelle di frutta Martorana «con l’immancabile vessillo rosso a cuspide conficcato nel dorso»; il pisciruovu, «sostanziosa frittata di uova, ricotta e asparagi». Ma mi riferisco anche ai giochi dell’infanzia, in un’epoca in cui non avevano ancora inventato la Play Station, come il «far rotolare, colpendole con l’unghia del pollice, noccioline in una buca scavata nell’acciottolato» o spingere «rudimentali cerchi di legno». Ma la Sicilia viene fuori anche da personaggi come quello di Paulu l’uorvu, «cieco vero in un paese di ciechi finti», o ‘u picuraru a guardia del gregge che fa del suo bastone un uso all’occorrenza alternativo, creando e tramandando un peculiare stile di combattimento.    Un capitolo a parte, al romanzo solo trasversale, è rappresentato dalle credenze popolari tra il pagano e il cristiano, che accompagnavano la quotidianità delle famiglie e offrivano formule a ogni dilemma. Per esempio Genovese riporta un evento noto e atteso per la comunità religiosa di allora, il pellegrinaggio in onore della Madonna di Fatima che, in ringraziamento per la fine della guerra, i fedeli avevano organizzato toccando molti Comuni italiani tra cui proprio Vittoria, dove la processione era arrivata a una settimana dal rapimento che aveva sconvolto tutta la cittadina, la quale chiede una sosta del corteo proprio davanti casa Fuschi, in segno di solidarietà e di “benedizione” (un po’ come – si sa – accade a ogni festa di santo, di cui la scelta delle tappe però non si può dire risponda a solidali alibi di compassione quanto a un rispetto funzionale al potere). E se la mamma di Alfredino chiede la grazia alla Madonna, il papà si rivolge agli “amici”.(...) da una nota critico-analitica di Giulia Sottille (Cfr. www. Lunarionuvo.it   di Settembre 2017)
€15.00
Collana: 
Codice: ISBN 978-88-6282-192-6
Catalogo: 
Narrativa
Autore: 
SALVATORE GENOVESE
n_pagine: 
132
anno: 
207
Testo_aggiuntivo: 
NOTA CRITICA IN QUARTA DI COPERRTINA di GIUSEPPE TRAINA