VITTO Cara VITTO di quale vitto ti si vuol vettovigliare! !? di LIA GIUSTO

COTONE IDROFOBO

rubrica di pareri socio-psico-eccetera

Delle scritte sul selciato

Capita anche a Lia Giusto qualche volta di abbandonare l’assetto deontologicamente desiderabile

o quantomeno il proprio atteggiamento professionale per abbracciare una spontanea impostazione

volta un po’ all’indignazione un po’ alla pietà.

ORA... “Ti scopo tutta Vitto” desidera esser letto da Vitto, solita passare dal sentiero nella pausa

fitness o per far cagare il cane, o Vitto non passerà mai e l’intento è far sapere al mondo che Vitto

gliela dà?

Non che si voglia entrare nel merito della psicologia dei       writer

 – parola che già nobilita e conferisce identità sociale a una categoria di cui probabilmente il nostro

 Adone non fa nemmeno parte – è che proprio appare interessante quale fenomeno umano

e viene spontaneo chiedersi: “perché!?”, magari scuotendo la mano aperta ad artigli mentre

si guarda il cielo.

Mi si chiede perché scrivere proprio della vita sentimentale (sebbene di sentimentale ci sia ben

poco) e ci si interroga ulteriormente con il naturale “ma cosa vuoi che scriva?”. Acciuffando il tale

per il ciuffo, campionario di una popolazione, “grapici ‘a testa” – come dice un simpatico

neurofisiologo – “cchi trovi?”: ma, a parte le universali consuete strutture anatomiche, ideazioni

congruenti con chi è solito agire sul pubblico senza aver ricevuto permesso da chi detiene la

responsabilità della gestione dello stesso, e dunque chi è solito confondere il pubblico con il privato.

E dunque, quello stesso tale, senza dilungarsi in generici discorsi su narcisismi e disadattamenti, se

non esita a rintracciare in una bomboletta l’espediente per ostentare la propria esistenza al mondo,

perché non dovrebbe, con gli stessi mezzi, ostentare la propria potenza sessuale?

E cosa ne pensa Vitto?

Sto ancora ad aggiustarmi gli occhiali sul naso.

Lia Giusto