ANCORA SUL DONARE - di Mario Grasso

ANCORA SUL DONARE

(LA STELLA SEGUITA DAI MAGI ANTICIPO DEL NAVIGATORE DELLE AUTO)

 

 

L’appetito vien mangiando, si sente dire. E può essere realtà. Corrisponderebbe a quell’altro detto sulla spontanea tendenza ad alzare il gomito che i bevitori professano in omaggio al convenzionale “Vino chiama vino”. Lo evochiamo valutando la nostra recente proposta di soffermare il pensiero sui significati meno nobili del donare. Può capitare di restare fraintesi, è normale, intanto si può avere stimolato riflessioni opposte a quanto noi avevamo per un momento pensato puntando su un aspetto della ricerca. Lo abbiamo constatato attraverso i contributi che ci sono pervenuti per Lunarionuovo. E meglio ancora sul tipo di confronto che è scaturito nel momento di dibatterne in sede del Gruppo C.I.A.I. Abbiamo così potuto capire la scarsa chiarezza della nostra proposta che partendo dal “Timeo danae et dona ferentes” aveva proposto una indagine saggistica di Jean Starobinskij, tendente a lumeggiare attraverso una fitta scelta di occasioni la parte meno nobile che costituisce il gesto del donare. Ne abbiamo parlato dunque e scritto. Aggiungendo l’invito a nuove ricerche.

2 – Avremmo dovuto esplicitamente avvertire che non tutti e non sempre donano per sottomettere o “per entrare in casa”. Avremmo dovuto aggiungere che c’è anche il momento dei doni spontanei, degli slanci di generosità per affetto, amore, esibizione di ricchezza, grandezza e cuor liberale. Non l’abbiamo fatto e abbiamo lasciato adito al malinteso. Abbiamo fatto intendere che a nostro giudizio la regola del dono come inganno fosse per noi una regola senza eccezioni. Ma non è così, infatti siamo sostenitori del teorema sulla elasticità di ogni comportamento umano, nonché convinti rispetto al principio che ogni regola ha le sue eccezioni. Potremmo aggiungere la nostra assidua frequentazione della paremiologia siciliana. Anzi proprio da quest’ultima citiamo la consuetudine di un detto abbastanza noto e classificato tra i più apprezzati quanto a credibilità: “Parenti che non ti duna e amicu ca non si presti, fujli com’a pesti” – Parente che non ti faccia doni e amico che non si presti (al bisogno, s’intende) fuggi da loro come si fugge dalla peste:Non ci vuole molto per capire come la stessa sapienza popolare sancisca la “necessità” del donare. A prova di alro detto che sembra completarne i significati profondi: “Pp’u purtatu si po’ perdiri ’n parintatu” .(A causa del donato si può perdere un parentato”.

3 – Lo scrittore Salvatore Scalia mi ha fatto rammemorare di un caro e compianto comune amico artista, che un giorno viaggiando in treno si venne a trovare a ricevere dal casuale e sconosciuto compagno di viaggio, dirimpettaio di sedile, complimenti di ammirazione per l’orologio che aveva al polso. Ebbene? Il nostro amico artista non seppe controllare l’emozione che gli aveva provocato la osservazione dello sconosciuto: si era tolto l’orologio dal polso e glielo aveva donato. Un dono a uno sconosciuto che il donante non avrebbe mai più incontrato. Un dono come gesto di generosità spontanea. Nella stessa occasione la scrittrice Renata Governale mi faceva notare come nei costumi di certe regioni dell’Africa il dono sia una regola tra l’affettività e l’uso ordinario. Il costume del donare, come inoppugnabile smentita al mio invitare al Cavallo di Troia o a Circe.

4 – Dovrei ricominciare il mio discorso e spiegare a me stesso quanti significati può avere il donare. Infatti chi da sconosciuto fa giungere un dono a casa di qualcuno, ho ha sbagliato indirizzo o ha uno scopo preciso da raggiungere, scopo che tenta di realizzare proprio servendosi di un dono. E siamo all’esempio del Cavallo di Troia. Ma ecco un modello principe, un esempio che ci viene incontro dal calendario e dai suoi primi giorni di ciascun anno nuovo con il ricordo della figura dei Re Magi. In Sicilia la festa dell’Epifania era denominata “Festa dei tre Re”.Ma non è questo che qui importa evocare. Evochiamo invece le tre figure di questi mai esistiti re magi, affidandoci alle tracce sobrie che ci ha lasciato il Vangelo di Matteo, per cercare di capire perché i potenti regnanti si erano messi in cammino seguendo la Stella che li avrebbe portati a Betlemme, per adorare il neonato Re del mondo. Ed ecco i doni. Oro, incenso e mirra. Doni da maghi e da Sovrani al Sovrano per eccellenza.

5 – Gasparre, Melchiorre e Baldassarre, già i nomi con tutto lo stridore delle doppie erre lampeggiano di leggendario e con loro i doni, tra la simbologia della ricchezza, del profumo propiziatore e della medicina. I doni dei potenti in omaggio a chi si destinava, a lume di profezia e di stella mediatrice di localizzazione (un poco quello che oggi è il navigatore) a sedere sul trono di sovrano dei sovrani. Peccato davvero che non si sia riusciti a trovare uno straccio di fondamento storico per i tre re di quella volta. Forse avremmo potuto capire di più e non restare con il forte dubbio circa le intenzioni della affascinante leggenda proposta dall’Evangelista Matteo in chiave di riverenza per il bambino Gesù. Certo erano altri tempi. Infatti quella volta si venne a sapere ogni particolare sui nomi e i potentati dei generosi donanti, tutto al contrario dei nostri giorni di ministri che ricevono doni di appartamenti senza poter sapere loro stessi da quali generosità leggendarie provengano.

mariograsso